Utopie impossibili in dodici passi – One

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AMORE

"Dura nella mia bocca la tua voce, 
nei tuoi piedi ha radice la mia carne,
i nostri sonni, i nostri odori sono d'uno.

Questo é dunque l'amore, e mi spaventa."

(Gesualdo Bufalino, 'Frase')

“Fratelli, a un tempo stesso amore e morte ingenerò la sorte…”, copiatele bene in testa, queste parole del Leopardi. Siamo in pieno sbocciare di romanticismo, quell’ottocento dei dolci sospiri e dei mille voli pindarici. Ciò che accomuna di sicuro entrambi (l’amore / la vita; la morte) è che arriveranno, il punto è che non si sa quando: non sai quando muori, non prevedi quando ti innamorerai. Ed entrambi sono unilaterali: ti innamori tu solo, muori solamente tu. Leviamo di torno la morte (il doux morir, l’orgasmo in cui ci si affoga, il fiato trafitto, mozzato) e lasciamo che sia questa utopia amorosa a parlare di sé, coi suoi effetti, le sue multicolorate sfaccettature (basti pensare alla bandiera arcobaleno), i suoi martìri.

Come tutte le utopie, vive di vita propria nei sogni altrui, ma mai è stata messa in pratica. In anni non sospetti ci provò un certo Cristo Gesù, anni trentatrè, a portare avanti l’idea di un amore universale e duraturo, il paradiso in terra prima che in cielo, ma poi si sono visti i suoi effetti. In teoria tutto bello, in pratica una strage di innocenti e poveri di spirito, e c’è chi, tuttora, ci marcia. Se non altro, al momento, non si fanno guerre e non si hanno spargimenti di sangue, ma alla fine il suo destino è stato lo stesso del comunismo: si sa com’è andata a finire. Si sa come vanno a finire gli amori, d’altronde: impossibili nel loro durare, immaturi nel loro svolgersi, imprevisti nel loro accadere, instabili nel loro procedere, infami nel loro concludersi, imperfetti nel loro sbocciare, inclementi nei loro strascichi.

Esso muove il sole e l’altre stelle, come scrive Dante a conclusione della sua Commedia: è il motore invisibile delle vite umane, il catalizzatore di tragedie annunciate, il preambolo di immense gioie o crudeli tristezze. L’amore è stato sfruttato dalle industrie televisive per costruirne narrazioni edulcorate (i teen drama da Dawson Creek ad Orange County, passando per Beautiful ed Everwood, tra i tanti); è stato sfruttato dalla pubblicità per farne una mitologia a basso costo (i cioccolatini e pupazzetti da regalare il giorno di San Valentino, immancabili); deturpato dalla musica di ogni lingua e cultura, dalle rime più ovvie (cuore-amore) alle narrazioni più complesse (ti amo ti odio) e destrutturate (amore che fuggi da me tornerai). Si potrebbero riempire intere enciclopedie per descrivere solo l’amore in tutte le sue accezioni (ed eccezioni), eppure per certi aspetti, utopia sempre rimane, perché non è per tutti, non appartiene a tutti, non tutti lo raggiungono, non tutti amano, si amano, sono amati.

L’amore è utopia perché vuole raggiungerlo ogni persona o animale che dir si voglia, ma non ci riesce, non ce la fa, all’ultimo metro gli sfugge la presa, quando l’ha afferrato esso sguscia via come un’anguilla, quando viene assaporato rivela la sua duplice natura agrodolce e quindi automaticamente sputato via. Nella storia dei ricci di Schopenahuer, occorre mantenere la giusta distanza: se i due porcospini stanno troppo lontani l’uno dall’altro provano un gran freddo ed una gran tristezza, o umana nostalgia; quando sono invece troppo vicini allora si pungono l’un l’altro ed il reciproco ferirsi non è cosa buona e giusta. Dunque decidono di mantenere la giusta distanza, per riscaldarsi al meglio e darsi la dose ottimale di calore. Era utopico che i due vivessero completamente separati ed indipendenti – è troppo doloroso farlo. Altrettanto utopica l’idea che si potesse avere un’unione simbiontica – altrettanto doloroso provarci. La scelta dei due porcospini, tuttavia, è un compromesso: in fondo, non hanno ottenuto quello che volevano fino in fondo, così come i due innamorati non otterranno mai, esattamente, quello che più desideravano, cioé la rappresentazione interna, intima, dei loro più indicibili desideri. Senza dimenticare che no, il sesso non è amore. Ne può essere una sfaccettatura, ma equivarrebbe a dire che mangiare un panino al macdonald sia come stare ad una tavola apparecchiata di un ristorante stellato.

Amare vuol dire donare qualcosa che non si ha a qualcuno che non la vuole. – Questa frase, attribuita a Lacan (ma è incerta la sua vera paternità, ndr) mette in luce tutta l’impossibilità che si trova dinnanzi alla voce Amore, cui rimandano i dizionari dei sentimenti. Si potrebbe dire che in realtà esiste l’amore materno, quello che lega la madre alla sua creatura, ma anche questa trattazione, come afferma Umberto Galimberti ne “I miti del nostro tempo”, altro non si rivela essere che una falsa credenza, perché anch’esso, scavando scavando, si rivela princisbecco rispetto all’oro tanto cercato. L’amore, ogni tanto, accade: quando meno ce lo si aspetta, ti inizia a far frullare lo stomaco con un concerto di farfalle, api, vespe. I pungiglioni sono i dardi di cupido. E l’amore per se stessi? Anch’esso è, in fondo, difficile da perpetrarsi, visto che spesso bisogna anteporre gli interessi di qualcun altro all’amor proprio, mettere in secondo piano i propri, più o meno legittimi, bisogni, ed appellarsi alla dura realtà dello stare coi piedi per terra, perché te lo chiede la Società matrigna, il Mercato patrigno, gli Amori impossibili ti dicono che devi pensare a loro, innanzitutto, perché altrimenti sei solo un egoista. Mentono sapendo di mentire, perché hanno ben altri interessi e mire, e ti dicono che non devi volerti bene SE non corrispondi a determinate aspettative, di rendimento (cosa devi fare), di aspetto (cosa devi comprare), di atteggiamento (come devi essere), per poter volerti bene, quando anziché rispecchiarti nel tuo Io, sei costretto a guardarti nei loro specchi deformanti. In verità, volersi bene non costa nulla: è solo apparentemente così difficile da farsi, e ben pochi ci riescono veramente.

Insomma, l’amore è un’utopia impossibile da raggiungersi appieno.

C.V.D.