L’entropia delle parole [in sedici tappe][1]

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“Una volta pronunciate, le parole diventano indistruttibili. Ad ogni istante, l’intero universo è sondato e manomesso, travagliato e scosso da parole.”

(Giorgio Manganelli, ‘Discorso dell’ombra e dello stemma’)

Partiamo da 0.

Alle volte è meglio stare in silenzio che dire troppo; certe altre, meglio non tacere. 

Un recente studio sperimentale in doppio cieco ha dimostrato che l’elaborazione delle frasi e delle singole lettere contribuisce in maniera stocastica all’aumento entropico dello scibile umano. Un qualcosa di imprevedibile che 

è stato in grado

di 

conferma dammi conferma di quello che sto scrivendo. Prova, prova.

Prova ancora ed avvicinati. Ecco, così va meglio. Vedi, come dicevo – scrivevo, la combinazione più o meno casuale di lemmi è alla base dell’implementazione del disordine del sistema.

Adesso, se riesci, va’ avanti tu.

Ci provo: il silenzio è la forma più nobile di calma sotto questo cielo spazzato dal vento, circondato da sagome poco più scure di catene montuose, nella notte inclemente, e qualche miriade di stelle che sembrano tanti piccoli Swarosky su tulle nero. Ma forse l’immagine è troppo poetica – oppure troppo post moderna. Pur tuttavia, la sensazione dell’aria fresca che mi carezza il collo e mi liscia i pochi capelli rimastimi – sono uomo, anche adesso in quest’anno dimenticato da tutti, esiste ancora la naturale distinzione tra sessi. Quella artificiale è roba più nuova, ma non per questo meno vera. – è quanto di più bello possa avvertire.

Tutt’attorno a me è silenzio, e calma. Sono per conto mio, protetto dalla penombra della volta celeste, ed il senso di infinito che mi pervade vale più di mille parole sgangherate e gettate a caso come sassolini nel fiume profondo.

Vai avanti te, per favore, che le mie parole devono farsi più rade

altrimenti

si rischia

di aumentare

la cacofonia

del

mondo.

Io posso usare solo il silenzio, amico mio: ma col silenzio come si possono esprimere concetti su carta? La pagina bianca verrà presto riempita da molti altri, e chi può dire non ne sgorgherà fuori altro caos?

Occorre fare attenzione alle parole che si usano, e spenderle con parsimonia.

Adesso direi che possiamo incominciare. Non sarà semplice tenere la rotta del filo dei pensieri, perché il caos ed il disordine gareggiano per disarcionare chi guida, chi parla, chi scrive. La scrittura e la parola sono una modalità comunicativa dimenticata da tempo, oramai.

Tutto accade per immagini, anche se “in principio era il verbo.”