Una vita in ventiquattro mosse di scacchi / 23

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23. Ta1-d1

Tutti contro tutti

Che parlino i cannoni, perché dove parlano i cannoni taccion le leggi. – Si trattava della guerra tra due famiglie, una sorta di Romeo e Giulietta del nuovo millennio, senonché l’operazione portata avanti dal finanziere era andata a buon fine solo a metà. Ci doveva esser stata evidentemente una soffiata, visto che non era stato presente il boss della droga, ed il quantitativo atteso era di gran lunga inferiore: si erano limitati ad arrestare dei pesci piccoli, meglio che niente, ma il colpo doveva essere più grosso, poiché preparato con tutti i crismi e per avere il minimo margine d’errore ed insuccesso.

Insomma, così era stato. Chiaramente quanto di non detto era questa guerra sotterranea tra due famiglie della zona, per il controllo del ricco mercato degli stupefacenti, quindi con i loro infiltrati in ogni dove, sapevano come poter fare uno sgambetto all’uno o come potersi tutelare dai colpi gobbi dell’altro. Riuscire a tenere i piedi in due staffe non era semplice, ma finora nessuna delle due parti era capitolata. Presto sarebbe giunto il verdetto, ma per altre vie, e con altri modi.

Si preparavano le mosse per la battaglia finale. Sarebbero cadute molte teste. Si sarebbe sparso molto sangue. Sarebbero scorse molte lacrime. La vendetta era un meccanismo arcinoto, tra di loro. Le forze in campo erano praticamente alla pari. Sarebbe stata una guerra estenuante, ma non per questo senza vincitori e vinti. Dopo, vi sarebbe stata la conta dei caduti sul campo, senza alcuna sepoltura se non un rapido spostarli dal terreno di lotta; una lotta continua (di sinistra memoria) e senza esclusione di colpi.

Quel giorno, là fuori, il cielo era sereno, ma ciò non voleva dire si preparasse, oltre l’orizzonte, dietro le montagne, sopra l’oceano più ampio, un violento temporale. L’avvisaglia sarebbe giunta dalle prime gocce di pioggia. Dalla torre, il Re poteva ammirare il suo territorio, e cogliere i più infausti presagi, per egli stesso o per i suoi avversari. Con la scaramanzia dei più saggi, gettò per aria una moneta, aspettandone il responso. Mancò volutamente di afferrarla, perché l’oracolo lo vedessero solo le pietre, le stoppie, le rocce della vallata. La steppa gli si apriva dinnanzi come una scacchiera, quadrettature di diverso colore dei fiori di lavanda, zafferano e lenticchia, da cogliersi in primavera inoltrata, quando vengono asciugati dal sole.

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