Una vita in ventiquattro mosse di scacchi / 22

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22. Bb1-f5

Il bianco e il nero

Giuliano Lapalma, anni trentasette, era finaziere distaccato a Lamezia Terme. Attraverso un suo informatore era giunto a conoscenza di un ingente traffico di droga in arrivo, nel weekend. Sarebbe stato presente anche il capo dell’organizzazione, visto che la partita era da centinaia di milioni di euro, una volta immessa sul mercato. Occorreva muoversi con accortezza, magari per vie traverse, onde evitare fallisse tutto. Bisognava preparare bene e con calma il blitz che vi sarebbe stato. Sarebbero riusciti a decapitare un’organizzazione criminale, e per il finanziere Lapalma sarebbe stato un bel colpo, per l’avanzamento in carriera, e magari il trasferimento in un posto migliore. Ci sperava, si sarebbe impegnato al massimo.

Per vie traverse era riuscito a cogliere indizi importanti. Aveva lavorato sotto copertura. Si era avvalso dell’aiuto di molti, per avere il campo sgombro. Ora, nell’ombra, con la tensione al massimo, attendeva, zuppo di adrenalina in corpo, lo scoccare dell’ora X. Pur essendo non credente, quel giorno si trovò a pregare un qualche dio sconosciuto e nascosto, perché tutto andasse a buon fine. Ne aveva più che mai bisogno, perché nei momenti cruciali è sempre importante poter essere dalla parte giusta o dalla parte che ne uscirà vincente. Un poco come il bianco e il nero nel gioco degli scacchi, dove mal che vada si può racimolare una patta: la differenza con la vita reale era che in quest’ultima c’erano sempre vincitori, e vinti. E facevano più differenza le strategie adottate anziché le preghiere spese.

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