Dis-simulazioni in sedici bit (1110)

Bluff al tavolo da Poker.

“La misantropia si sviluppa quando una persona, riposto completa fiducia nei confronti di un altro che sembri essere di buon animo e veritiero, scopre poi che questa persona in realtà non lo è. Quando questo succede troppo spesso, ecco che essa comincia, inevitabilmente, a odiare tutte le persone e a non fidarsi più di nessuno.”

(Platone, ‘Fedro’)

Nel paese la voce si era sparsa in fretta. Walter aveva iniziato a giocare a carte da piccolo, forse anche prima di iniziare ad andare a scuola, sta di fatto che adesso aveva venticinque anni e vinto uno dopo l’altro i vari tornei che si svolgevano nel circondario. Nel tempo aveva affinato la sua tecnica e da quasi centosessanta partite non subiva una sconfitta. Non che avesse le carte truccate o gli capitassero sempre le mani migliori, semplicemente la sua capacità al gioco ed al bluff lo rendevano sostanzialmente imbattibile. Riguardo le vincite in soldi, non erano un granchè, ma se avesse voluto vincere di piú sarebbe dovuto andare all’estero, ad esempio i grandi tornei americani che venivano trasmessi persino alla televisione, ma lui non si sentiva ancora pronto per quel salto; prima, desiderava semmai che i suoi connazionali lo reputassero veramente imbattibile, cosicchè quella nomea non piú emendabile l’avrebbe accompagnato nei suoi viaggi intorno al mondo.

Il suo essere imbattibile o ritenersi tale era giunta anche alle orecchie di una ragazza, Anna, che aveva iniziato ad appassionarsi al poker verso i quindici-sedici anni, ed ora, a dieci anni da distanza, aveva anche lei una fama di giocatrice senza pietà, tra quelli del giro. Come mai non erano mai venuti a contatto l’uno con l’altra? I motivi erano vari: la distanza geografica, il fatto che certi tornei erano distinti per sesso, quasi vi fosse una qualche differenza anche nelle capacità, ma tant’è, ma più di tutti il motivo era stato il caso. Lo stesso caso che distribuisce le carte al gioco, che può far vincere o perdere una partita. Lo stesso caso che aveva fatto mettere in contatto i due, Anna e Walter, per interposta persona. Un vecchio del posto conosceva il barista del paese che sapeva di un commerciante cugino del sindaco che era amico della sorella del prete, a sua volta conosciuto da….eccetera, eccetera. Era più breve contare tutte le carte da poker anziché enumerare le vie traverse mediante i quali la voce era arrivata alle giuste orecchie. Così, un giorno, era giunta una lettera indirizzata a Walter Brenci, che recitava: “Ho sentito parlare di te, e ti sfido ad una partita di poker. Mi chiamo Anna, ho ventisei anni, puoi rispondere all’indirizzo scritto qui sotto. Attendo tue, ciao. A.”

Era una sfida interessante, tutto sommato. Acconsentì, e le cose vennero organizzate abbastanza in fretta. La voce si sparse rapida, d’altronde in zona non accadevano cose più interessanti di un gattino su un albero o il furto di un pezzo di ciambella. Il risalto fu tale che arrivarono anche le televisioni locali, ma il richiamo spinse anche la stampa nazionale, e le emittenti Rai dedicarono un servizio alla cosa. In quel momento, nel Paese, non accadeva nulla di particolare, occorreva riempire gli spazi con notizie di qualunque tipo, dunque una partita tra un ragazzo ed una ragazza, a poker, rappresentava un qualcosa per cui spendere almeno qualche riga sulla carta stampata e qualche minuto al telegiornale. Ma non bastò: per questioni di marketing, visto l’interessamento indotto, si iniziarono a diffondere le notizie dell’uno e dell’altra, le loro storie, e la gente pian piano si appassionò a loro; vennero prodotti gadget e cartoline, sul web furono create pagine ad hoc sui principali social. Le interviste si sprecavano. Oramai, il duo era diventato una star, e non era ancora successo nulla. Prima della partita ufficiale, per aumentare l’interesse e la tensione, avevano gareggiato contro sfidanti del posto, dimostrando capacità analitica, strategia, resistenza allo stress. In quel periodo, la vendita di carte aumentò del 150%, di libri sul poker dell’80%, di visite ai bar dei paesi di Walter e Anna del 230%.

Arrivò il gran giorno. La cosa era stata talmente pubblicizzata e pompata che il palasport di Padova, città scelta come neutrale trovandosi in una regione diversa da quelle dei due giocatori, era pieno. Avevano allestito anche un maxischermo in piazza, senza escludere quello nelle piazze cittadine orginarie del duetto. Era una partita secca, chi vinceva quella sarebbe stato decretato imbattibile a livello nazionale. Prima della competizione, era opportuna l’intervista di rito, per poter far conoscere meglio Walter e Anna a tutti i telespettatori da casa. Ad intervistarli le firme migliori del giornalismo, manco fossero capi di stato o il Dalai Lama e Michelle Obama assieme. Però il clamore aveva richiamato interesse, e l’interesse aveva smosso denaro: in tempi del genere, la pubblicità era disposta a pagare somme folli pur di poter disporre di uno spot anche di pochi secondi, una cosa del tipo Super Bowl americano. Le domande erano state trasmesse prima agli intervistati, perché non aumentasse la loro tensione in vista della “partita del secolo” (i giornaloni avevano elaborato titoli del genere, sperando di vendere qualche centinaia di copie in più assieme ai gadget per l’occasione). Concluse le interviste di rito, in un clima cordiale e rilassato, senza intoppi o difficoltà, con la carrellata di ricordi e rimembranze, le interviste agli amici del paese (“un/a bravo/a ragazzo/a, come pochi di questi tempi”), ai compagni di scuola (“era un/una gran studioso/a”), alle maestre delle elementari (“un piccolo genio”), ai preti che li avevano accompagnati ai crismi (“dei bambini dal carattere delizioso”) e che speravano di vederli presto all’altare (magari sposi l’uno dell’altra, chissà: sarebbe stato il matrimonio del millennio, altro che Henry e Meghan), i due poterono così conoscersi per la prima volta.

Superati i convenevoli, si prepararono alla partita. Le regole le conoscevano entrambi, ed essendo una partita secca, convennero che potevano far passare il tempo parlando tra loro. Questa era oltretutto una richiesta degli sponsor, altrimenti la trasmissione si sarebbe ridotta a pochi minuti ed erano stati spesi troppi soldi per organizzare quel gran circo. Potevano fingere di essere due grandi amici, oppure due avversari spietati, o anche non recitare affatto e comportarsi come avrebbero fatto normalmente. Tutto dipendeva dalle loro scelte. Optarono di mutuo accordo di comportarsi come due classici avventori del bar e del gioco di carte, di quelli che si vedono in osterie fumose a giocare per il gusto del gioco e non delle (im)probabili vincite. Sicché, diedero il via al loro film: “Cambio due carte.”, annunciò Walter guardando le proprie. Aveva tre carte in scala, gliene fossero capitate due giuste avrebbe potuto chiudere lì la sua partita con una scala reale. “Io una.”, disse Anna, la faccia pareva dubbiosa, ma valutare i giocatori di poker dalle loro facce è come valutare il tempo su Milano guardando le previsioni di Napoli. Cercava di immaginare le carte di Anna, pensando che se per puro caso (rarissimo, quasi impossibile, ma non impossibile) avesse avuto una scala reale anche lei, avrebbe perso perché cuori vinceva sugli altri semi, a parità di mano. Gongolava, oramai, ma si dovette trattenere onde evitare di mostrarsi subito vincitore. Sarebbe stata una grande conquista, nella sua vita, dopo che per anni era stato sempre l’ultimo della fila, da piccolo il classico perdente, ora poteva rifarsi, con una vittoria trasmessa su tutte le maggiori reti televisive, e a mezzo stampa, e poi sarebbero venute le ospitate in televisione, magari nei migliori talk show, e poi avrebbe potuto svolgere il ruolo di opinionista come molti altri nullafacenti aveva eletto a loro professione finito il biz show che gli aveva incensiti, e per non perdere altri gettoni di presenza…

Anna manteneva la sua espressione sfingea, non riusciva ad intuirne i pensieri nemmeno da lontano; era ermetica, in un certo senso. Ruppe lei il ghiaccio dei discorsi da bar, del tipo: “Sei fidanzato?”, domandina a bruciapelo che nell’immediato mise in difficoltà Walter. Bevve un sorso d’acqua – a parte gli alcolici, potevano consumare quel che desideravano, come fossero appunto in un bar qualsiasi, in quanto ricreare il loro ambiente più naturale di gioco doveva consentire di esser il più naturali possibili, al fine dell’audience televisivo, del gradimento di pubblico, di future programmazioni analoghe con reality del genere (già si parlava, tra i corridoi ed a puntata aperta, di una serie di casting e riprese dedicate alle sfide ai giochi, dal ping pong agli scacchi, per non dire di altri reality di coppia come due cuochi in famiglia, o robe analoghe, e questo appena all’inizio della cosiddetta “partita del secolo”, ndr) – ma Walter riprese serenità e tranquillamente rispose: “No, adesso no.”, aggiungendo subito: “Lo sono stato fino all’anno scorso.” “E com’era?” “Com’era cosa?” “Lei.” Perchè queste domande, si chiedeva Walter, ma doveva stare al gioco di quel copione non scritto, essere il più naturale possibile, come se il discorso avvenisse tra loro due e basta e non davanti a telecamere ed un pubblico di migliaia di persone. Era una sorta di Truman Show, ma a carte scoperte. “Ah, beh, lei era…è una bella persona. Adesso non stiamo più assieme ma…siamo rimasti buoni amici. Insomma, amici.” “Non dire stronzate.”, la stoccata di Anna giunse inattesa ma non imprevedibile. “Perché?” “Perché due persone una volta che è finito qualcosa di sentimentale, tra loro, non potranno mai rimanere buoni amici. Non lo erano stati prima, non lo saranno certo dopo.” “…Addirittura. Cosa ne sai, te?” “Lo so perché con Giorgio è andata così. Ti dici che si rimarrà in buoni rapporti, ma quando ho visto le sue foto con la sua nuova ragazza mi ha preso un gran magone dentro ed ho chiuso definitivamente qualunque rapporto con lui. Altrimenti ci stai male, ti fa male dentro, di sicuro a te, forse anche all’altra parte coinvolta.” “Può essere, comunque i nostri rapporti sono cosa nostra.” “Quando si è in due, Walter, c’è sempre uno che ama piú dell’altro, è così, non se ne esce.” “Tipo le carte…” “In che senso?” “Tipo le carte, cioè se metti un Re e una Regina assieme essi non varranno mai quanto una coppia.” “A meno che non siano due Re o due Regine, pensa un po’: in questo caso i gay hanno più vantaggio.”, sorrise Anna. “Hai fatto una pessima battuta.”, la rimproverò. “Anche il tuo era un pessimo ragionamento.”, rispose lei piccata. “Perché il gioco che noi giochiamo – scusa la ripetizione di parole – non è mica come la vita che viviamo, sai.”, spiegò come una maestrina. “Ma va’…!” “Appunto. Solo che alla fine, si entra talmente nella parte che confondiamo il gioco con la vita, e crediamo che basta applicare la stessa strategia che applichiamo qui, per vivere soddisfatti. Eppure non è affatto così. La vita non è come un gioco di carte, essa può darti sempre delle sorprese. Sempre.” Walter rifletté un attimo prima di replicare, tanto lui l’aveva praticamente vinta, quella partita, bastava solo che uno dei due dicesse “vedo”, e sarebbe calato il sipario su quello show allestito in fretta e furia che aveva dato loro la notorietà che forse avevano sognato, ma che di certo potevano anche lasciarsi momentaneamente alle spalle. “Parli come una persona che è stata tradita dagli altri…” “…può essere. Ma non dalle carte. Se io e te in questo momento giochiamo questa partita, sappiamo entrambi che uno dei due, o tutti e due, stiamo bluffando sulla nostra mano. Ma lo sappiamo, capisci? Non è come coi sentimenti, dove certe persone ti promettono grandi cose, ma poi ti svelano tutta la loro insipienza, e ti rendi conto che hai solo sprecato del tempo, dietro a loro…” “In quel momento magari li amavi veramente.” “E loro te?” “Perché sei andata a tutti i costi sull’argomento dei cuori spezzati?” “Forse perché nelle carte è il mio seme preferito, ed io sono la Regina di Cuori.” “Altra battuta pessima.” Avrebbe voluto aggiungere anche: ce l’ho io in mano, la regina di cuori, quindi potrei dire ti tengo in pungo. Forse sarà meglio concludere questa pagliacc… “Sai, alla fine le persone le conosci veramente quando fanno ciò che amano di più.” “Altra frase da bacio perugina? O da libro di Moccia?” “Walter, è una cosa seria. Il pubblico ci segue, vuole sentire cose belle, da noi. Vuole vivere il sogno.” “Quello è il film Pretty Woman.” “Anche, senz’altro.” “E la gente più che il sogno, in questo agone in cui ci troviamo vorrebbe vedere violenza e sangue, come quando i romani si ammassavano nel Colosseo per guardare i gladiatori farsi fuori l’un l’altro. Visto che l’omicidio non è più consentito, allora ottengono una diversa dose di panem et circensem.” “Possiamo scegliere di lottare strenuamente, è vero. Oppure di collaborare assieme.” “Siamo uno contro uno, Anna, non ci sono altri contendenti, di sicuro non qui e non ora.” “In un’altra occasione, allora.” “Ci penseremo, ora dedichiamoci al gioco. Io sono servito.” Annunciò severo. “Anche io.” Replicò sicura Anna.

Per ragioni televisive, dovettero far trascorrere ancora parecchi minuti prima che giungessero alla fatidica formula del poker, cioè far mostrare le carte in tavola. “Prego, prima te.”, disse Walter, con la vittoria già in tasca. Assieme al contratto da firmare per le successive presenze nelle trasmissioni di grido. E le interviste pattuite. E le ospitate. E gli speciali da registrare. E i libri da promuovere. E la serie di gadget. E… “No, prima te, dai. Facciamo un po’ con le nostre regole. Vuoi mettere la suspence che creiamo?” “Ok, se proprio ci tieni…” mostrò la sua fila di carte, in ordine perfetto. “Scala Reale. Di Cuori. Direi che…” lei non guardò neppure le carte sul tavolo, aprì a ventaglio le sue. “Cinque assi.”, erano i quattro assi canonici, più il joker. “Ho vinto.” Iniziarono a partire i titoli di coda e la musica di conclusione dello spettacolo. Le telecamere si soffermavano sadiche sulla sua espressione completamente incredula, basita. “Dimenticavi che questa era la versione Wild Card? Quella con il Jolly. E cinque assi vincono su tutto. Ci vediamo per la rivincita, se vorrai.” Gli disse salutandolo allegra come non mai. ‘Ci son cascato di nuovo.’, pensò Walter, e con quel di nuovo gli tornavano in mente un sacco di cose, tutte col caratteristico volto femminile, o giù di lì. Ma era meglio incassare il colpo ed indossare il miglior sorriso, perché adesso arriva il momento delle foto. Se non altro, si poteva dire più tranquillo: non era imbattibile, e la rivincita l’avrebbe chiesta volentieri: stavolta, con le regole che dettava lui.

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