Una vita in ventiquattro mosse di scacchi / 20

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Scelte difficili

In terra ostile, ogni scelta è complicata. Quel senso di avere le mani legate si fa più netta. Ti senti accerchiato da quella patina di buoni sentimenti e migliori intenzioni. Osare è difficoltoso, rinunciare inutile. Perché rinuncerà la tua dolce metà, sarà lei a darti il benservito, con la più banale delle scuse: “scusa ma sono io, non tu.”, oppure: “scusa ma è un periodo difficile”, o anche: “scusa ma sono allergica alle carinerie.”, e rimarrai tu solo col cerino in mano, nero di rabbia, in quel buio tremendamente nero della notte, che ti avvolge da dentro, anche se là fuori c’è un bel sole che non dispiega ombre. C’è però la depressione, quella melancolia leggera o pesante a seconda della persona che la subisce ed introietta, quella bile nerofumo di filosofica rimembranza. Il nero che ti riempie gli occhi, e lo cerchi tu per primo in quella nottambula cesta dei sogni, ad occhi sbarrati delle tue prigioni piú severe, perché se la realtà è troppo difficile da guardare, anche quello che c’è dietro può rimanere ben nascosto, e tu subirne l’inclemente condanna.

Cammini rasente i muri per la vergogna di colpe che non hai. Paghi per debiti non tuoi. Soffri per l’altrui insofferenza e cinismo. Le lacrime di rabbia hanno un sapore talmente amaro che vorresti non averle mai spese, per chi non le merita (più). Prima o poi tornerà il sole, ti rincuorano gli amici più stretti, o quelli che per davvero ti son rimasti accanto. Se non hai più amici stretti, ti rincuorerà la visita da un medico o uno psicologo, che potrà prescriverti ottime dosi di medicinali e consigli al giusto prezzo. Ci andrai per qualche mese o qualche anno, a seconda delle tue forze e capacità, economiche e psicofisiche. Ad ogni modo, ci devi andare quando il senso di vuoto si appropria di te, vorresti fare quello che mai nessuno avrebbe pensato, ma un qualcosa di trattiene, dal farlo. La stessa cosa che, per motivi opposti, ti aveva spinto a rischiare, in quel fatidico momento diventa un anniversario abbastanza doloroso, e riporta a galla chi non ha più importanza alcuna, perché il passato ha la tremenda capacità di non esser più e di continuare ad essere lo stesso, come fosse il gatto di Schrödinger, al contempo vivo e morto. Però, ad un certo punto, devi scegliere da che parte stare – o che gatto essere: quello sopravvissuto o quello che non ce l’ha fatta?

Sono scelte difficili, sempre, quelle da fare quando si potrebbe andare oltre, e la semplice frequentazione diventare una cosa più stabile, ma entra in gioco in te o nell’altra parte in causa quella dannata paura della felicità. Sono scelte difficili disporre all’improvviso di un biglietto milionario della lotteria, ma anche avere a disposizione una felicità mai provata prima. Eppure, paradossalmente, si straccia quel biglietto (no, tutti questi soldi non fanno per me), si rinuncia ad una tale gioia (naah, tutta questa felicità non me la merito). Ecco il discorso di meriti e colpe, premi e punizioni, quando in realtà ogni mossa è una mossa del gioco delle parti, non c’è davvero un giusto o sbagliato, nella vita come altrove, però bisogna osare, ogni tanto, rischiare quel poco che basta per guardare oltre la banalità del bene, del già visto e già sentito, esplorare quelle regioni più ignote dove forse possono esservi sì leoni feroci, ma anche dei gattini mansueti. Col rischio dietro l’angolo che tu possa incontrare l’ombra pesante del fallimento e della solitudine. Chi può dirlo? Se non provi, non lo sai.

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