Una vita in ventiquattro mosse di scacchi / 15

Photo credit: @luciocampiani

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La libertà comporta sempre un prezzo da pagare. Se vuoi essere libero per davvero devi mettere in conto che dovrai fare parecchie rinunce. E scontrarti con tutti quelli che, magari anche in buona fede, ti consigliano caldamente di tornare sulla buona strada. Spesso è quella del conformismo, o della paura: “fan così tutti, da sempre. Eddai, non penserai mica di voler cambiare il mondo con queste tue piccole alzate di testa? E se poi le cose non vanno a buon fine? Te lo sei chiesto?” Fare un passo al di fuori del seminato, quando per gli altri le mosse devono essere sempre giustificate e pianificate nel poter vedere a lungo, lunghissimo termine.

“Guarda, penso che siamo già abbastanza inquadrati, nella nostra vita, per non poterci permettere di fare scelte azzardate, ogni tanto.” dice Alfio a sua madre, un giorno al telefono, che si parlava del perché volersi sposare così presto, e voler andare così tanto lontani, loro due giovane coppia, che potevano rimanere in città, sotto l’ala protettrice dei genitori, oppure c’era l’avvocato che conosceva il vicesindaco che magari con una buona parola e qualche bel favore al primo o entrambi, insomma, si sa come vanno le cose, una mano lava l’altra e tutte e due lavano il viso e poi sai di questi tempi meglio…

“Meglio leccapiedi che indipendenti, è questo che vorresti dire? Perché devo cambiare la mia natura? Sono nato così, non mi interessa dei tempi difficili, perché ci saranno sempre tempi difficili per chi non riesce a capire che si rimane asserviti agli altri fintanto che non si riesce a comandare a se stessi che bisogna essere liberi da qualunque pastoia o legaccio. Cosa dovrei fare, continuare a mettere fiori alla finestra della mia prigione? E salutare con deferenza l’avvocato, che potrebbe darmi un aiutino parlando con il vicesindaco, e loro come hanno fatto a giungere al posto dove stanno? Perché avevano i mezzi? Anche, sicuramente. Ma non dimenticare che il potere abbisogna anche di una cosa fondamentale, ovvero del riconoscimento da parte di altri in chi lo detiene, altrimenti si riduce tutto ad una carnevalata, per cui una gran pletora di persone, o pedine del sistema, chiamale come vuoi, hanno risconosciuto al re di turno il suo potere personale, altrimenti sticazzi sarebbero ancora lì seduti a fare il bello e cattivo tempo ed i loro giochini di ruolo da alta società. Perciò, detto sinceramente tra noi, io non sarò mai leccaculo di nessuno, o pedina in mano altrui, perché la libertà è il regalo più bello che possiamo permetterci, e l’unica ragione per andare avanti, nella nostra vita.”

“E costanza?” aveva chiesto sua madre, rassegnandosi ad una conversazione poco produttiva. “Costanza farà ciò che le dirà il suo cuore. Altrimenti pazienza. In fondo, pure lei è libera di scegliere cosa fare della sua vita. Sbaglio?” “No, non sbagli.” rispose sua madre, poco convinta, nel mettere giù il telefono.

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Pubblicato da Lucio Campiani

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