Una vita in ventiquattro mosse di scacchi / 12

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Quando entrò nel suo campo visivo, Adele rimase senza fiato: anche da lontano, era davvero un bel ragazzo. In quel momento invidiò ancora di più Costanza, avrebbe fatto qualunque cosa per rubarle il fidanzato. D’altronde, era stata anche lei una reginetta di bellezza, miss liceo (classico) per ben tre anni di seguito, mica come Costanza, che aveva vinto una volta sola, ed allo scientifico – dove solitamente le ragazze sono mediamente più bruttine di quelle del classico. Insomma, non si sarebbe data per vinta.

Lo salutò da lontano, con un sorriso raggiante. “Mi fa tanto piacere, dai. Ascolta, perché non ci prendiamo qualcosa assieme, Costanza? Così ti chiedo anche scusa per le mie parole di poco prima, sai, ho le mie cose, sono un po’ stanca, in questo periodo, una bella cioccolata in tazza con panna può essere un modo per mettere tutti i nostri screzi da parte. Poi vi lascio in pace.” (Per oggi, pensò Adele).

Costanza ci rimase di stucco, ma in fondo non poteva dirle di no. Cioè, poteva anche non dirle di sì, ma poi che figura ci faceva? Adele tendeva la mano, ecco, meglio approfittarne. Certe persone meglio non farsele troppo nemiche – e nemmeno troppo amiche, perché dopo fioccherebbero pettegolezzi a strascico, insomma: bisogna regolarsi su una via di mezzo, né troppo, né troppo poco.

“Ok, ci può stare. Adesso chiedo ad Alfio.” disse Costanza allontanandosi verso Alfio. Aveva tutto l’aspetto dell’uomo del Sud, bello ed impossibile. “Alfio…” masticò lentamente quel nome, Adele, per assaporarselo meglio. “…sarà mio.” si disse, seguendo a ruota Costanza.

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Pubblicato da Lucio Campiani

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