Una vita in ventiquattro mosse di scacchi / 09

Photo credit: @luciocampiani

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Il piccolo principe.

«Sono incinta.» aveva detto una sera, mentre prendevano un aperitivo in un bar del centro, in una piazza colma di gente la cui cacofonia rendeva difficile capirsi l’un l’altro. Forse perché la confusione esterna doveva corrispondere a quella interiore del ricevente di quel messaggio, ovvero Enzo. Carpì il concetto, ne afferrò il senso, ed in effetti il caos della piazza si rese uguale e speculare al disordine che provò dapprima nelle viscere, quindi nel cuore, infine nel suo cervello. La progressione era: sensazione immediata – gusto agrodolce; affezione sentita – rullo di tamburo; pensiero razionale – adesso niente sarà più come prima. Bella mossa, l’annunciarglielo in un posto dove non avrebbe avuto via di fuga, né con le gambe né con le parole. Abbozzò un lieve sorriso, l’abbracciò con sincero trasporto, quindi si chiese come poter procedere, o meglio: che cosa fare. Fece la prima cosa che gli venne in mente, ovvero la più naturale e scontata, in quel momento, frangente, contesto: un bel brindisi. “A noi due.” pensò senza dirlo, quindi pronunciò ad alta voce: «A noi tre.»

Tuttò cambiò nella vita di Enzo e della sua “principessa”. I programmi per il nuovo arrivato: sarà maschio o femmina? I preparativi per il lieto annuncio: dirlo prima ai futuri nonni o agli amici più cari? E poi il domani: restiamo qui a vivere o andiamo ad abitare altrove? Ed anche: meglio la città o la campagna? Le loro decisioni e pacate discussioni procedevano lungo notti insonni, a baciarsi sollevati di potersi definire, finalmente, famiglia. Poi sarebbero giunti tutti i problemi, molti nodi sarebbero venuti al pettine, il figlio o figlia, e magari più d’uno, sarebbero cresciuti, avrebbero imposto i loro punti di vista, puntato i piedi sulle loro proprie decisioni, avanzato pretese ed accampato diritti, litigato furiosamente e pianto ancor più rabbiosamente per le uscite con gli amici, i ritorni a casa ad orari impossibili, le pagelle dall’esito incerto, gli amori dall’ingenuità scontata. Da genitori avrebbero ben potuto dire che c’erano passati anche loro, da bambini e ragazzi e giovani adulti, ma non era facile raccontare aneddoti e dare raccomandazioni se loro stessi, per primi, non accoglievano bonariamente il loro passato ed ancor meno certe vicende della loro esistenza o, peggio ancora, avevano sempre rigettato le imposizioni di quelli più grandi di loro, eccetera eccetera.

Il cambiamento nella vita di Enzo era stato radicale, per ben due volte: la prima quando era diventato il cavallo pazzo, che non riusciva più a stare al suo posto nella società, ed aveva optato per lasciare a casa, almeno momentaneamente, affinché trovasse il giusto modo per decantare tutto il suo risentimento. Infine il lieto annuncio dalla sua paziente moglie, ritrovata dopo il distacco, amata con passione, la passione del figliol prodigo che ritorna a casa, ed era stato verosimilmente in uno di quei momenti che la natura aveva fatto il suo corso: ecco il secondo cambiamento di direzione, nella vita di Enzo.

Adesso non gli restava che aspettare, e basta. La vita avrebbe fatto il suo lavoro.

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Pubblicato da Lucio Campiani

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