Cronache del dopodomani in sette dispacci – Quarto

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“Caro amico adesso nelle polverose ore senza tempo della città quando le strade si stendono scure e fumanti nella scia delle auto-innafiatrici e adesso che l’ubriaco e il senzatetto si sono arenati al riparo di muri nei vicoli o nei terreni incolti e i gatti avanzano scarni e ingobbiti in questi luridi dintorni, adesso in questi corridoi selciati o acciottolati neri di fuliggine dove l’ombra dei fili della luce disegna ombre gotiche sulle porte degli scantinati non camminerà anima viva all’infuori di te.”

(Cormack McCarthy, Suttree)

#
Carissima A., 
non posso scriverti più di tanto perché di sicuro le mie comunicazioni sono intercettate da qualcuno che non vuole io scriva più del dovuto, ma troveremo un altro modo per parlarci, ne sono sicuro. 
Se vorrai, ovviamente.
In questo momento, tutto bene.
Ho dovuto convincere il macellaio sotto casa ad inserire questo bigliettino che stai leggendo nell’osso buono che ti ha gentilmente mandato da parte mia.
Lo so, i momenti non sono dei migliori, ora come ora. Ma ne usciremo, sappi che ne usciremo.
Augurami buona fortuna, per qualunque cosa. 
Troverò altri modi per contattarti.

P.s.: uno di questi giorni, controlla il gatto. In quel bigliettino che troverai ti spiegherò tutto, ovvero cercherò di farlo cercando di scrivere più cose possibili nel minor spazio disponibile. Credo ti servirà una lente di ingrandimento, ma se non ce l’hai può essere un problema.
Meglio non complicarci troppo la vita, eh? Credo sia abbastanza incasinata, per entrambi.

Per il momento, ciao.
Sempre tuo,
F.

Quarto: Conciossiacosacché

È semplice elemento di congiunzione, tra il prima e il dopo, il possibile e l’imprevisto. Ieri c’erano delle nuvole in cielo. Oggi sta piovendo. Domani, sarà tutto bagnato. Da una causa certa una miriade di possibili effetti.

Questo dispaccio è spiegazione del prima ma anche del dopo. Nel primo vi ho chiesto di fare un piccolo favore, nell’ultimo si vedrà se mi avete ascoltato, se le mie parole vi sono giunte, se le avete comprese, se chi le ha ascoltate aveva la possibilità di fare quella certa cosa, se, se, se. Esatto, una miriade di possibili effetti da una semplice causa minimale. Continuando nell’esempio citato all’inizio, se oggi sta piovendo, domani possono accadere una miriade di cose. Tutte legate alla pioggia, s’intende. Non si può dire scoppierà un incendio, a meno ché…l’acqua che scroscia provochi un cortocircuito che porta ad incendiarsi la scatola dei fusibili che controllano un macchinario elaborato che, nel distruggersi, provoca l’incendio dell’ambiente a lui contiguo. Non so se mi spiego. Vedete, la pioggia, quella stringa di valori che vi ho detto di inserire in tal data nel tal prodotto, sono solo piccole mosse in una partita di scacchi con un giocatore ben più esperto di me, di voi, di chiunque sulla Terra. 

L’avvento della robotica…Io stesso potrei essere un automa che invia nel passato un messaggio di controllo, non ci avete mai pensato? A rendere irreversibile il progresso. O la caduta nel burrone. Come potrei darvi la certezza di essere un essere umano braccato dalla robopolizia, che si nasconde nell’ombra, e non un perfetto ingranaggio del Sistema, costruito dal Sistema stesso, magari senza neppure la consapevolezza di essere un elemento docile del Sistema ma programmato per ragionare come un ribelle, senza esserlo fino in fondo? Senza cuore, senza mente, perché semplicemente, scavando al mio interno, i tecnici troverebbero semplicemente una miriade di circuiti, e nulla più di questo? Potrei ferirmi, profondamente, per verificare il mio assunto, ma potrebbero aver costruito una elaborata macchina umanoide del tutto simile ad un essere in carne ed ossa se non per la presenza nel profondo del cervello di un microchip in grado di controllarmi come un robottino docile.

Pazzesco, solo a pensarci. Ma non impossibile, per i tempi in cui noi – noi del Futuro, intendo – stiamo navigando. Navigando a vista, sì, ma non di certo naufraghi. Insomma, esprimo briciole di dubbio sulla mia reale esistenza, sussistenza e sincerità delle mie intenzioni. Cerco di instillarvi dubbi piú che certezze. Vivete in un’epoca apparentemente libera e felice, non potete immaginare quanto aumenterà nei decenni a venire questa dissimulazione di irrealtà.

Tranquilli, non ci sarà nessuna guerra: i conflitti portano via persone e risorse, quando invece esse occorrono più di ogni altra cosa, ancor più quando il tempo è contato, centellinato, insufficiente, per accorpare tutto, accumulare ogni cosa. Che senso può avere spingere estranei a battagliare gli uni contro gli altri? Meglio educarli, blandirli, aggiogarli nel pensiero unico e dominante della tecnica che tutto controlla, pecore ammansite che belano belano e non danno fastidio, non rompono le scatole a nessuno, non creano scompiglio e, docili, si avviano al macello senza neppure protestare. Pochi “eletti” possono permettersi il controllo di molti “schiavi”. Ovviamente, non si parla né di eletti né di schiavi, ma non è che cambiando le parole alle cose esse mutano anche di senso. Sostituite ad eletti il termine ricchi, o politici, o presidenti ed al termine schiavi quello di popolo, gente, impiegati. Ci sarà sempre qualcuno che guida e qualcuno che è guidato. Nessuna guerra, nessun spargimento di sangue, solo un muto procedere sotto il giogo, senza protestare perché le proteste non hanno senso, non vengono accolte e, quando si presentano, vengono amplificate all’inverosimile perché vengano represse nel sangue e rese la cosa più disgustosa cui uno può ambire, anche se in fondo si tratterebbe della rivendicazione dei propri diritti.

Oh, poveri stolti, non vi invidio per niente in questo periodo di transizione. Il fatto è che non potete farci nulla – o non potete farci granché: tutto è già stato deciso, a suo tempo, e da noi che nel futuro prosperiamo. Ma la prosperità ha comportato dei sacrifici. Il collo di bottiglia dell’evoluzione tecnologica ci ha imposto di compiere delle scelte, molte delle quali sofferte. Orbene, avete ancora la possibilità di scegliere il vostro destino, di optare per una delle vie che vi si dipanano innanzi. Vada come vada, io – noi – rimarremo congelati in questo futuro che voi potreste non dover scrivere. Pensateci, nelle scelte anche minimali che oggi, domani e nei tempi che verranno, deciderete di compiere.

# Carissima A., se hai sottomano questo microfilm, vuol dire che il gatto è stato bravo nel fare il suo lavoro. Ce la stiamo facendo, piano piano, ma ci stiamo riuscendo: nello scardinare il potere dittatoriale che ci toglie il respiro e ci annebbia i pensieri nelle torbide nottate passate ad occhi sbarrati e con bottiglie di alcolici rovesciate sul pavimento. Sembra uno di quei quadri post-moderni di un proletariato di ieri, ma la realtà dei fatti è questa, e dobbiamo accontentarci. Diciamo che qualcuno ci sta aiutando e ci ha aiutato, ma non posso aggiungere troppo, altrimenti non riuscirei a far stare tutte le parole e frasi in questo minuscolo biglietto. Rischierei di dimenticare la cosa più importante che ho da dirti: ti amo. Non vedo l’ora di riassaporare il tuo corpo, come quella volta sotto la luna di agosto. So che non ti piacciono le smancerie, ma come sai sono un inguaribile romantico. Semplicemente tuo, F.

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Pubblicato da Lucio Campiani

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