Cuori infranti in trentasei piccoli pezzi – 35

Photo credit: effimera.org

“A volte l’uomo è straordinariamente, appassionatamente innamorato della sofferenza.”

(F. Dostoevskij, ‘Delitto e castigo’)

Demone in guanti bianchi.

Quando fu fuori dall’Ospedale, nel parcheggio, si sgranchì sonoramente le ossa. Più di dieci ore passate a visitare, vidimare, vivisezionare pazienti, infermiere, donne della pulizia, cosce di pollo e maccheroni al ragù. Nonchè un frutto di stagione. L’aria della sera era fresca, volendo prima di cena avrebbe fatto anche una corsa, si sentiva l’adrenalina in corpo ed i 45anni sulla schiena, ancora giovane, ancora piacente, ancora al top.

Si guardò fugacemente attorno, notò di sfuggita, in lontananza, un culo di donna. Lo soppesò come solo un macellaio può fare. No, per stasera no, devo fare ritorno a casa. O ad una qualunque casa, insomma. E aveva pure fame.

Schiacciò con noncuranza il bottone della chiave elettronica della sua macchina. ll culo della BMW lo salutò con un blip blip di fari aranciastri. Meglio che niente, si disse salendo sulla sua auto bianca ed immacolata. La merda se la portava tutta in cuore.

Altrove, c’era chi aveva appena finito il suo turno di pulizie, in attesa di prendere un appuntamento per una questione importante. «…allora le faccio sapere poi io, grazie, grazie. Sì, va bene. Arrivederci.» Fu forse lo scampanare della basilica di Sant’Antonio a porre fine a quello spracco di telefonata. La giornata si pregustava lieve, l’odore della frutta esposta al mercato scivolava accanto alla donna, vestita decentemente, il trucco leggero, degli orecchini non particolarmente vistosi eppure originali, ai piedi un paio di sneaker alla moda. I capelli erano raccolti da un nastrino. Si chiamava Giorgia, era ancora giovane, nemmeno trent’anni, disposta a fare qualunque lavoro (legale) pur di arrivare a fine mese e far andare avanti, il più dignitosamente possibile, la baracca.

Fece un altro numero. Sulla bmw bianca squillò il telefono, il medico rampante rispose col vivavoce. «Ciao, scusami ma ho fatto tardi oggi.» la voce di Giorgia riecheggiò nell’abitacolo. «Hm-mmm.» «Vogliamo andare a mangiare fuori?» «Perché? Non sei capace di passare in una qualche rosticceria e prendere qualcosa di decente da mettere sotto i denti?» «Non so…pensavo che per una volta…» «Tu sai cosa faccio tutti i giorni, vero? Lo sai come sono le mie giornate, eh? Lo sai?» «Certo, amore…» «Amore un cazzo! Chiama Giovanna, dille di tenere da parte qualcosa, poi lo passo a prendere io nel tornare a casa, piú tardi.” si interruppe nervoso, doveva badare alla strada. “Ma la prossima volta, la pros-si-ma vol-ta, devi dirmi prima che intenzioni hai per la sera, cazzo.» «Ma io…» la chiamata fu chiusa duramente dall’uomo vestito di bianco. Che scema di donna, pensava il professionista blasonato, dal curriculum importante e dal dongiovannesimo imperterrito.

Giorgia piangeva in silenzio, come molte persone che non si rendono conto di versare acqua in un secchio bucato e poi si stupiscono quando il fondo è a secca. Lui intanto si preparava ad una veloce sessione di sport leggero, scaricare adrenalina lo preparava meglio ad una scopata notturna. Purtroppo non era un macellaio, almeno il distacco cinico gli sarebbe stato più d’aiuto.

***

Pubblicato da Lucio Campiani

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