Una vita in ventiquattro mosse di scacchi / 06

Photo credit: @luciocampiani

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C’è sempre una donna, in mezzo, che scompagina i progetti, scompiglia le teste, spariglia le carte in gioco. Sembra un luogo comune, ma non lo è. Una donna, talvolta, ha più potere di quanto si possa immaginare. Per le donne – e non solo – si muovono guerre, cambiano progetti, si fanno scelte avventate o mosse rischiose. Amore? Convenienza? Calcolo? Genetica?

La guardava con occhi diversi, Clara. Sì, era cambiata parecchio, ed in così pochi anni. Si era fatta ancora più bella, aveva acquisito forme nuove, atteggiamenti nuovi, movenze nuove – ed obiettivi altrettanto nuovi, ovvio. Nei suoi sogni, se la immaginava come una regina, una dèa, un essere celestiale giunto sulla terra per salvarlo, redimerlo, renderlo migliore. «Sei la mia regina, la mia regina.» le sussurrava nel letto dopo che avevano fatto l’amore, in tutti i modi possibili. Nei suoi sogni simil-adolescenziali dai riverberi psicanalitici, si immaginava inglobato, da lei, ingoiato dalla sua potenza, dalla sua bellezza, dalla sua intelligenza, carisma, eccetera eccetera. Tutto, tutto di lei era il non-plus-ultra. “Occhio, che ci rimarrai male.” lo rimproverano ogni tanto i suoi amici, tra una birra e l’altra quando si vedevano per la partita in tivù. “Rischi di rimanerci male.” mormorava qualche suo collega di lavoro quando il discorso andava a parare sulle belle donne e sul rischio che si poteva correre dietro quelle bellezze irraggiungibili. “Attento a non farti fregare.” lo metteva talvolta in guardia una delle sue amiche più care, e tra loro non c’era malizia, erano due amici da sempre, lei glielo diceva per il suo bene, anzi andava giù anche morbida, perché un suo altro pensiero era “rischi di farti del male”. E farsi del male era una cosa diversa dal provare un dispiacere: era un dolore dal retrogusto fisico più che a connotazione psicologica.

Come quel giorno che correva di notte tra i treni con gli occhi bendati, e la poesia di Hikmet rende bene l’idea, di cosa può spingere una persona a fare per amore, per vigliaccheria, per coraggio, per tutta quella ridda di sentimenti mischiati assieme in un mortaio che taluni chiamano “vita” altri etichettano come “esperienza”.

Il tempo avrebbe dato il suo responso, ma l’oracolo sembrava abbastanza scontato. Sarebbe caduto, direttamente o indirettamente per causa di Clara. Questo era nell’aria, lo sapevano tutti, ma l’unico ad esserne incerto o dannatamente all’oscuro era proprio lui, Enzo. “Vabbè, ci sbatterà con la sua testa di legno.” mormoravano gli amici ed i colleghi, tanto, alla fine, non era mica affar loro. L’amore è cieco, perché non guarda in faccia a nessuno. L’importante era che non se ne pentisse dopo, delle sue scelte irremovibili, che non si poteva mica tornare indietro, una volta fatta una scelta. (O una mossa).

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Pubblicato da Lucio Campiani

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