Una vita in ventiquattro mosse di scacchi / 05

Photo credit: @luciocampiani

5. C4-D5

Era ovvia, la mossa che ne sarebbe con-seguita. Altrimenti sarebbe stato lui escluso dai giochi, quindi se è vero che in amor vince chi fugge, l’opzione nella vita è la fuga, o la lotta. O mangi o vieni mangiato. Avrebbe capito, un domani. Non se ne sarebbe ricordato, avrebbe archiviato il tutto, oppure, semplicemente, compreso che era stata la cosa giusta. Oppure, si sarebbe reso conto che lui era stato messo alle strette, non poteva fare altrimenti, è la vita che va così, cosa ci puoi fare, non è stata mia volontà, è stato il bieco destino che mi ha forzato la mano, e blablabla. Certe scelte sono inevitabili, le uova quando si rompono divengono frittate, la pioggia quando cade ti bagna: è l’entropia, l’indissolubilità del fato, l’imponderabilità dell’inevitabile. E poi, capiscimi, vero che l’amicizia è importante, ma l’amore lo diventa ancor di più. Sai quante amicizie sono state accantonate dopo che il lui o la lei trova la sua dolce metà? Eh? Sai quante amicizie poi ritornano in gioco, dopo che queste lune di miele si rivelano astri s-cadenti, dal sapore amaro, che sputi via tutto manco fosse un veleno? Allora sì, che forse, ci si andrà a leccare le ferite tornando all’amicizia perduta.

Chi ri-trova un amico, trova un ristoro. Non è così?

Sì, avrebbe capito, ne era certo. Clara ed Enzo erano veramente sulla stessa lunghezza d’onda. Se a farne le spese era stato Giovanni, sarebbe stata una cosa momentanea. In qualche modo, l’equilibrio distorto sarebbe tornato nel suo stato di quiete. Altrimenti, pazienza. Se lo ripeteva spesso, Enzo, quando si trovava in fila, dietro Clara, e pensava di avere un sacco di cose in comune, con lei. Da bambini si è tutti uguali, si cambia solo da adulti. Oppure, non si cresce mai e si rimane eterni adolescenti. Semplici pedine nelle mani della società.

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Pubblicato da Lucio Campiani

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