Cuori infranti in trentasei piccoli pezzi – 29

Photo credit: flickr.com

“Una spugna per cancellare il passato, una rosa per addolcire il presente ed un bacio per salutare il futuro.”

(Guy de Maupassant)

“Adesso apri le gambe.”, le ordinò sputandosi sulle mani. Il robot-prostituta elaborò l’input vocale ed avviò l’allargamento delle cosce metalliche. Una voce registrata provenne da qualche parte nascosta nel corpo di circuiti e relais della creatura, pronunciando un biascicato: “sì, adesso scopami scopami entrami dentro oh oh.” con l’uccello ancora duro in mano, ragionò che c’erano ancora parecchie migliorie da apportare, alla roboputtana. “Aprile di più.” disse rabbiosamente, colpendo la macchina con una manata che fece male giusto a lui. In compenso, la donna meccanica ripetè con maggior foga: “sì, adesso scopami scopami entrami dentro oh oh.” Pensò di interrompere tutto e riprendere in un secondo momento, si sarebbe scaricato in bagno con una masturbazione vecchia maniera leggendo riviste patinate di un tempo passato. The old school is the better, gli campeggiava ancora in testa quel messaggio scritto a pennarello da chissà chi e recuperato dai suoi ricordi chissà come. Forse il bagno di un autogrill. O un autoporto. I suoi continui spostamenti lo facevano andare in parecchi posti tutti diversi l’uno dall’altro. Facendogli fare esperienze di ogni – letteralmente! – natura.

La robottessa continuava a guardarlo con occhi languidi, senza mai sbattere l’abbozzo di palpebre. Era anche inquietante, a dirla tutta, ed oramai la sua erezione rischiava di diventare un triste ricordo. Optò per sfilarsi il preservativo e guardare meglio, come tecnico, il segreto femminile dell’anno 2030. Bastava avere i privilegi da amministratore psicotecnologici per accedere all’interfaccia e…beh, era troppo lunga da spiegare. E poi, non doveva spiegare niente a nessuno, lui. Chi sa fare, semplicemente fa. Bastava muovere le mani nelle posizioni giuste e digitare i codici di controllo e…dalla pancia della “donna” emerse uno schermo touch, prima invisibile. Digitò il comando di spegnimento, e l’automa, semplicemente, si spense. Ora era tutta sua.

Armeggiò alacremente sul corpo, manco fosse un meccanico dei primi anni Duemila. Il problema doveva essere sicuramente da qualche parte, ma dove? Escluse la vetustità del prodotto, concentrandosi sull’usura dei circuiti. Probabilmente l’umidità aveva ossidato alcuni contatti, che rendevano più farraginoso l’approccio della…non sapeva come definirla. Sì, c’erano definizioni e nomenclature ufficiali, ma lo slang era rimasto indietro: una pletora di nomi composti non rendevano comunque l’idea. Il gioco di parole non faceva neppure ridere (è una puttana, questo robot? Non so, è una gran puttanata., per dirne una). Le sue dita digitavano infinite linee di codici e di controlli. Probabilmente doveva essere aggiornata? Non doveva dimenticarsi di un dettaglio: l’aveva trovata vagare senza meta nei sobborghi cittadini, la sera precedente. Nessuno, ad ora, ne aveva denunciato la scomparsa. Difficile potesse esserne andata di sua volontà, quella categoria, ad occhio e croce, era ancora incapace di desideri autonomi: rispondeva solo a comandi. Gli venne un dubbio. Sì, forse era proprio così.

Senza spostare il corpo, prese il proprio tablet e collegò l’automa ad una presa esterna. Adesso poteva vedere anche i ricordi della escort. Andò a ritroso fino a due giorni prima. Sembrava di vedere un porno, immagini di nudi maschili e femminili, che entravano ed uscivano dal suo corpo meccanico, che le parlavano, che piangevano, che ridevano, che la insultavano. Era così, era un gran gioco, i primi modelli non avevano avuto un grandissimo successo, ma avevano comunque fatto da apripista. Adesso, le nuove tecnologie rendevano praticamente indistinguibili esseri robotoci da persone umane. Mentre le immagini scorrevano, giunse al momento in cui la incontrava e le faceva delle domande. Era andato troppo avanti, nel “film”, premette RW rallentato e cercò la scena subito precedente all’uscita della donna. Bingo! La data riportava 09/04/2030, l’orario 03:07. Le immagini erano sgranate – si chiese come mai, visto che tutte le altre erano ben visibili – ma l’audio era a posto.

Sentiva qualcuno che le diceva: «Ora vattene, vattene e non farti mai più vedere.», il rumore di una porta che si apriva, il rumore di insulti e chissà quali altre brutte parole lanciate contro la prostituta dal cuore di ferro. Di ferro? Probabilmente anche i robot, anche i primi modelli, avevano dei sentimenti. Le carezzò lievemente la testa, i capelli sintetici erano ben evidenti al tatto, meno all’aspetto. «Adesso andrà tutto meglio.» le disse, come per rassicurarla. O rassicurare sè stesso. Staccò i circuiti, rimise tutto a posto, riportò la donna nella posizione di poco prima. Poteva anche lasciarla spenta, si sentiva stanco. L’importante era aver chiarito tutto, risolto l’inghippo. Il giorno dopo…Poteva portarla alla rottamazione. Motivo? Ci pensò un attimo, salvo appuntarsi mentalmente la dicitura: “anche i corpi meccanici hanno cuori positronici delicati.” suonava buffa, come cosa, ma era pur sempre vera.

L’ironia era stato un buon aggiornamento, per gli automi come lui. Indistinguibili, indistruttibili, e con il dono dell’empatia. Andò nella stanza di riposo, si stese sul lettino magnetico aspettando che il ciclo di ricarica facesse il suo corpo. Tra un paio d’ore, sarebbe tornato al 100%.

Pubblicato da Lucio Campiani

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