Cuori infranti in trentasei piccoli pezzi – 27

Photo credit: dottoressaevelinacarriero.blogspot.com

“Cercate il Signore voi tutti poveri della terra, che seguite i Suoi ordini; cercate la giustizia, cercate l’umiltà, per trovarvi al riparo nel giorno dell’ira del Signore.”

(Sof. 2,3)

Anch’io, come Zorro.

Una luce opaca ristagnava in cucina; dalle finestre aperte, le tapparelle abbassate ma non del tutto, riusciva ad entrare un filo d’aria fresca, assieme ad una variegata compagine di insetti notturni. In quella notte d’estate il silenzio era cadenzato dal suo respiro lento. «Ci saranno più zanzare che condomini.» protestò a mezza voce una donna. Era una voce opaca quanto la luce che emanva nella stanza, in fondo sarebbe bastato un nonnulla perché essa – la luce, la voce – si spegnesse.

La donna era intenta ad un lavoro di cucito alla flebile luce di una lampadina. L’ago scattava veloce tra un rammendo e l’altro. Gli occhi si muovevano rapida tra la stoffa e il bambino. Dall’altra stanza, proveniva solo un respirare lieve. «Dopo ci mettiamo altro ghiacco, Giovanna?» chiese la donna con la mano ferma a reggere filo e ago, ci si poteva chiedere chi cuciva cosa, se era lei a svolgere abili lavori di sartoria o fosse mossa da fili invisibili da un altro burattinaio, magari nascosto altrove. Il bambino la guardava incuriosito. In tv stavano dando Zorro, ma al momento sembrava più interessante le lezioni di economia domestica in diretta, che le avventure del cavaliere mascherato.

Luci e voci non smettevano di lampeggiare, nella loro ritmica cadenza, la donna che cantilenava canzoni della sua gioventù, la tv che trasmetteva comunque inseguimenti e zuffe da telefilm, le luci della cucina o del corridoio che ogni tanto ronzavano come zanzare, ma quelle vere erano più piccole ed attratte da luci bluastre appese fuori, agli angoli dei ristoranti ancora aperti.

Diego si domandava cosa sarebbe accaduto dopo, quando tutte le luci e le voci della città si fossero spente per sempre: già, e dopo? Dopo, il nulla avrebbe scosso il mondo, buio e silenzio si sarebbero sparsi come una macchia d’olio sulla tovaglia, difficile da strofinare via anche con il migliore dei saponi, e inclemente nel suo avanzare. Buio e silenzio avrebbero inghiottito infine tutto e sarebbe stata una notte lunga per sempre.

«Mamma…mamma…» una voce che si muove nella penomba come un animale notturno. «…perché te e papaà vi date sempre gli schiaffi?» domandò Diego, il bavero in bocca, uno sbavo di sugo al pomodoro ad incorniciargli le labbra. «Eh?» chissà che risposta poteva aspettarsi un bambino di 8 anni racchiuso in un corpo in crescita, destinato a scoprire passo per passo tutte tutte le novità del mondo. Gioie e dolori, senz’altro! peccato al momento fossero più i secondi che le prime, ma di questo il bambino non poteva rendersene conto, un giorno lontano avrebbe compreso, e quel giorno avrebbe imparato la parola “odio”.

***

Pubblicato da Lucio Campiani

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