Cuori infranti in trentasei piccoli pezzi – 25

Photo credit: creazentitine.canalblog.com

“VANESSA – Nome di esclusiva matrice letteraria, inventato dallo scrittore J. Swifth, autore de “I Viaggi di Gulliver”, per la protagonista del poemetto autobiografico del 1712 “Cadenus and Vanessa”.

(Cit. da Fabio Galgani, ‘Onomastica Maremmana’)

Il ragazzo col papillon.

«Vanessa…Vanessa…Vanessa…» sogna, il ragazzo. Ma fra poco si sveglierà, le luci – del mondo o della ribalta? – lo riporteranno all’everyday life. Vanessa è bellissima. Vanessa è bravissima. Vanessa è…brilluccichissima. Vanessa. Nessa. Essa. Sa. Ding!

La sveglia del cellulare è suonata, come il gong sul campo da pugilato. Ma Samuel dovrà lottare con il mondo di sogni rimastigli appiccicati sulle palpebre, per potersi alzare. E poi? E poi ci sarà la ragazza -issima, chiaro. Ma questo dopo, con calma. Un passo alla volta, ogni cosa a suo tempo. Intanto, riesce ad alzarsi in piedi, le dita nude rabbrividiscono leggermente al contatto con il pavimento di legno. E’ un motore diesel, Samuel, prima di ingranare gli occorre solo un po’ di tempo, cinque minuti. Cinque minuti e poi via.

E’ tutto già programmato, tutto già scritto. Basta solo sapere la strada migliore da percorrere, per arrivare a destinazione, giungere al bersaglio. Tipo raggiungere la Scuola, districandosi nel traffico mattutino di una città che si è risvegliata da poco, ed il rumore del suo scooter è un sottofondo familiare, il suono della campanella che sfiata lungo i corridoi e gli anfratti attorno al liceo, arriverà sicuramente in ritardo, colpa del traffico o del brutto tempo, o di una ragazza dal nome eclettico che gravita nella sua testa da qualche giorno, in quella scuola da qualche anno.

Oggi è un giorno speciale, per il ragazzo dalla faccia timida ma dal piglio svelto. Fa palestra per combattere i chili di troppo ed il cibo spazzatura, ma in fondo il suo sport preferito è sfogliare riviste patinate immaginandosi al posto di ogni bella ragazza che vede il volto celestiale di quella ragazza dal nome particolare. Indossa persino un papillon, dopo aver portato a lungo bretelle o cappellini alla moda, ma stavolta il suo farfallino a pallini rossi, su sfondo bianco, lo rende ancor più di buonumore.

Entra ritardatario in classe, le lezioni sono appena iniziate, tutti gli occhi scattano su di lui, spostandosi dalla direzione lavagna e scritte in gessetto colorato e fondoschiena della professoressa. O meglio dire, supplente. O per meglio precisare: Vanessa. Eccola lì, voltarsi verso il ragazzo ritardatario, lei giovane precaria di nemmeno trent’anni che già deve districarsi con burocrazie assurde e amici paccari, ma il ragazzo dalla faccia simpatica, che vuol distinguersi dalla massa indossando ogni volta un accessorio particolare, tutto sommato gli fa una certa simpatia. Gli fa cenno di sedersi, per stavolta farà finta di nulla, il traffico mette in crisi anche le persone più adulte, il meteo impazzito anche. E poi lui non fa mai ritardo.

La lezione prosegue tranquilla, senza intoppi. Il programma è quasi completato. A cinque minuti dalla campanella, la prof. supplente decide di fare un annuncio, a quella classe esemplare: «Ragazzi, sono stata molto contenta di voi, lo riferirò alla Preside come nota di lode. Ma devo dirvi un’altra cosa, cioè questa è la nostra ultima lezione, perché da domani la Professoressa Fanti riprenderà le sue lezioni. Grazie di tutto. Buon proseguimento.»

Nella classe parte uno spontaneo applauso. Solo al ragazzo con il papillon non riescono a partire le mani, perché sperava in altri mesi con Vanessa, da passare insieme, vedersi più spesso, i suoi sogni ad occhi aperti hanno ben diritto di esistere anche loro. No, non riesce ad essere del tutto felice. Sulla sua faccia pulita si accenna un sorriso di circostanza, le farfalle che sentiva nello stomaco hanno smesso di volare, e tutto sommato quel suo penoso papillon adesso gli stringe il collo, come un nodo in gola.

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Pubblicato da Lucio Campiani

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