Cronache del dopodomani in sette dispacci – Primo

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I miracoli avvengono altrove

“Si abbia memoria del futuro soltanto.

Così è iniziata anche questa storia.”

(Marco Montanari, ‘Il vapore e la ruggine’)

Ho perso l’ultima metropolitana della notte, mi tocca tornare all’aria aperta e farmi a piedi il mio ritorno a casa. Il buio é inospitale, il mio cuore incespica lieve; ho il fiato corto per le troppe sigarette fumate, gli occhi stanchi per i tanti libri letti.

È un inverno mite quello che si prospetta quest’anno di fine secolo. L’hanno sussurrato all’ipersono, dopo che ho lasciato le mie impronte per l’identificazione. No, non vi sono aerotaxi, o almeno non nella misura in cui potete immaginarveli voialtri. Ciascuno di noi riceve fin da bambino un minuscolo dispositivo a trasmissione ossea, che permette di ascoltare ciò che aggrada senza disturbare per nulla gli altri, insomma: il mondo é avvolto in un silenzio globale, composto di milioni di assordanti caos individuali. Al piú, di tanto in tanto, qualche garrulo verso di gazza rompe la monotonia. La notte girare all’aperto non è impedito, ma di sicuro è anomalo: per questo, ogni tanto, pattuglie di robot-sorveglianti mi avvicinano lentamente, mi scansionano per vedere se ho eventuali intenzioni ostili, e se non notano nulla passano oltre, senza neppure rivolgermi la parola. Tra esseri umani è ben raro rivolgersi la parola – dal vivo, intendo. Per questo non so di preciso dirvi quante persone vivano al momento anche solo nel mio quartiere, non perché non sia capace di fare i conti, ma per la semplice ragione che c’è un via vai tremendo per motivi di lavoro ma anche, una volta rintanati in casa, costoro – tutti noi, insomma – non ne usciamo più. Non che il mondo esterno sia così ostile, o patogeno, sia chiaro: anzi, l’aria è molto più pulita di un tempo, le fonti rinnovabili tipo il nucleare ma anche altre che scoprirete con i decenni a venire, hanno permesso di rendere il nostro (vostro?) Mondo il migliore dei mondi possibili. Anche se non privo di errori, che sono parecchi, ad essere sinceri. È appunto per questo che cerchiamo di metterci in contatto con Voi, in tutti i modi possibili ed immaginabili, per evitare che certi piccoli sbagli più non si ripetano. Mai più.

Ebbene sì, vi chiamo in causa, perché questo é il mio ultimo, disperato tentativo di inviare questo scritto nel passato. I precedenti tentativi sono falliti miseramente, e la speranza si fa sempre più flebile. Ho detto flebile, non assente.

Vi sembrerà assurdo, ma in un certo qual modo i viaggi nel tempo sono possibili: mi spiego meglio, non é che si possa modificare granché, da voi altri, ma vedervi ed ascoltarvi, almeno questo sì, in qualche modo. Sarebbe troppo lunga da spiegare, difatti non lo faró in questa sede, però tutto sommato é interessante: come se voi vedeste la storia romana o greca dal vivo, la caduta degli dei dell’Olimpo, la crocifissione di Gesù. No, chiaro che non lo potete fare, ma noi neppure, e mai ci sarà possibile. Per il semplice fatto che allora non erano state ancora imbrigliate le onde elettromagnetiche, a dirla alla meno peggio.

In fondo, il dualismo particella onda si esplica anche nel dualismo spazio tempo e, se voi potete (potevate) inviare nell’etere onde radio, tv, bit, con l’avvento dei computer quantistici ci é stato possibile tradurre tutto questo anche nell’invio di pacchetti dati molto più massicci: non più file sgranati in 2D o 3D, bensì veri e propri eventi trasmessi in 4 dimensioni. Così facendo, abbiamo o avete inviato a noi del futuro il vostro messaggio ed io ricambio tentando di scrivere a voi nel del passato, come a dirvi che sì, la lettera – tante lettere, a dire il vero – ci sono arrivate e babbo natale provvederà dunque a spedirvi tutti i doni.

Chissà se vorrete riceverli davvero, ma se io ora sono qua vuol dire che ne avete fatto un buon uso – o chi per voi. Anche se avete compiuto un piccolo errore, che io assieme ad una squadra guarnita di tecnici stiamo cercando di risolvere. Ah, per inciso, una rivelazione: non siamo mica soli, sapete. Il paradosso di Fermi é stato risolto, solo che LORO mica possono occuparsi dei problemi di tutti, eh. Non é che non vogliano, semplicemente…non ne hanno il tempo. Un modo buffo per dire che sì, é un vedere ma non toccare, ci guardano ci spiano, ci odiano e ci temono ma no, non possono fare nulla e né voi, né io possiamo altrettanto: come un manichino in vetrina, una bestia in gabbia, la luna e la terra, la vita e la morte. No, non sono nell’oltretomba, o in regni ctoni o della fantasia, semplicemente ci sono come io e voi, ma non possono farci nulla. Vivono e basta, ci considerano appena. Per loro non contiamo assolutamente nulla. Forse ci compatiscono, o più semplicemente, ci ignorano. 

Ho appena superato l’attore famoso, il suo ologramma fluttuava lieve a mezz’aria. Nessuno dei due ci ha fatto troppo caso, lui recitava come da manuale, io non avevo alcun copione da rispettare. Avanti così, mi raccomandava ogni tanto una voce ad onde medie. Le cose spontanee sono quelle più belle, genuine, oggigiorno nessuno bada più all’imprevisto, tutti si programmano le vacanze da un anno all’altro, senza remore e senza timore.

Quaggiù piove. Da qualche settimana, ormai. Le temperature sono impazzite come cani tenuti in gabbia, girano in tondo lanciando talvolta alti ululati di sconforto o rassegnazione. Anche io mi sento come ingabbiato, come i cani che latrano impotenti, ma è la pioggia, mi ripeto, è questa inclemente pioggia che bagna i vetri, lava le persone, li monda dai loro peccati più crudeli.

Ogni tanto, la pioggia si fa neve, ogni tanto invece si tramuta in braci. Lo so, sembra tutto assurdo ma dovete, ripeto dovete, credermi. Il futuro è anche questo. Il 2070 è appena incominciato, cerco solo di condurlo nel migliore dei modi, nel peggiore dei mondi. Qualcuno dovrà pure avvisarvi, avvertirvi, insomma…se non altro, in qualche modo, lo stiamo facendo. Comunicare retroattivamente. Domani o dopodomani, i nostri tecnici del tempo potranno fare cose impensate, fino a ieri – od oggi, o domani- incredibili. 

No, non è un lavoro semplice, quello dei tecnici del tempo. Si è sempre…in viaggio e no, non è un paradosso. Non ci sono paradossi, non ci possono essere. Ogni minima, minimale azione deve essere calcolata, corretta, rivista, perché non si abbiano troppe ripercussioni nel passato. O nel futuro. In sostanza, è come se il presente – cioè, quello che voi conoscevate come presente – non esiste più. Di fatto, si potrebbe dire che non è mai esistito, semplicemente adesso è una cosa diventata evidente. Se ci pensate bene, se ci pensate un attimo, nell’intersecarsi delle linee – ma ci torneremo, su questo argomento, nelle prime lezioni mica si può dire subito tutto, il programma avanzato è per chi ha quant o meno i fondamenti – insomma: pensate alla neve caduta copiosa nel passato; bene, nel futuro sarà tutta sciolta. Non si può dire che sta cadendo, non ha senso, in ogni momento il fiocco di neve è in una posizione differente. Ad un certo punto, il fiocco di neve si sarà posato e, ad un altro certo punto, il fiocco di neve si sarà sciolto. Passato, futuro. Nessun presente. Niente, nada. Appunto per questo stiamo inviando messaggi nel passato, i nostri tecnici stanno lavorando alacremente. Ed altrettanto con foga stanno adoperandosi per la trasmissione di segnali nel futuro. Come sapere se avranno un effetto…? Non è così semplice da spiegare, ma tratteremo anche di questo. Di certo, in un tempo più o meno remoto che, con sempre maggior precisione, stiamo individuando, un piccolo errore ha portato ad una serie di effetti a cascata di portata davvero epocale. Cercherò di contattarvi per mettervi in guardia e per tentare, se ce la farete, di riparare. Qualora riuscirete a farlo, no, non scomparirò, ma semplicemente, un altrettanto piccolo dettaglio non si verificherà, e questo permetterà all’Umanità intera di prosperare e vivere pacificamente per milioni e milioni di anni ancora. La civiltà si espanderà come pollini al vento di primavera, toccherà tutto il Sistema Solare, tutta la Galassia, tutto il Distretto Spaziale. Basta solo Voi facciate una piccola, semplice, azione. L’importante è che voi possiate ascoltarmi, per questo stiamo tentando in tutti i modi di mettervi in contatto con Voi del passato, per mettervi in guardia. Credetemi, né va del futuro di tutti.

***

Forse sarebbe meglio partire dall’inizio. Ad un certo punto di questa storia, le cose sono iniziate a peggiorare drasticamente. La predominanza robotica ha avuto il sopravvento su tutto, persino sulla democrazia. Si è arrivati così ad una vera e propria tecnocrazia: algoritmi sofisticati hanno preso piede, all’inizio lentamente, quindi drasticamente, ed hanno iniziato a conquistare ogni ganglio vitale. Prima l’economia, quindi l’apparato sanitario, infine quelli militare e scolastico. E poi il commercio, la moda, la cultura, il turismo, tutto, tutto quanto è stato ampiamente monopolizzato da tecnologie molto più intelligenti di noi, ingranaggi robotici molto più scaltri di noi, finché non è stata addirittura loro ambizione poter controllare anche il flusso temporale. Non è stato difficile – per le loro menti elaborate, s’intende – elaborare calcoli e macchinari tali da permettirci di ottenere qualunque cosa. Così, all’inizio, il progresso ha fatto balzi esponenziali. Anche se, i più lungimiranti, prima che tutto diventasse una prigione mentale, hanno pensato di fuggire altrove. Fu così che nacquero i vostri progetti di esplorazione spaziale, alcuni andati a buon fine, altri no, altri ancora chissà. Avevate bisogno di fuggire, avevate bisogno di libertà, e l’unico modo per evadere da una situazione soffocante a livello globale era lasciare il pianeta stesso, non posso che capire il vostro stato d’animo di allora.

Adesso, quaggiù sulla Terra, le cose hanno ripreso il loro corso. Le navi spaziali che la lasciarono solo solo un ricordo che molti non rammentano neppure più, semplicemente perché non sono narrati da nessuna parte. Come faccio allora a conoscerli? Perché faccio parte del Sistema, ho modo di accedere agli archivi secretati, inacessibili, proibiti, come poter entrare nell’Area 51 e trovarvi una famigliola allegra di marziani, per intenderci.

Ma adesso devo mettervi in guardia, il momento è delicato e non ho troppo tempo. Rischio di essere scoperto, e se tra un mese sarò ancora qui vorrà dire che le cose sono andate nel modo giusto, nel passato. No, non dovrei scomparire, semplicemente dovrei accorgermi di un graduale cambiamento, per il semplice fatto che vi domando di inserire una stringa di codice in un piccolo chip di una sovrastruttura che si replicherà uguale a sé stessa, ma questa conterrà anche quella stringa diversa che darà come segnale la disattivazione automatica di tutte le unità robotiche collegate il giorno 24 ottobre 3127, come a suo tempo si chiamavano i mesi, i giorni e gli anni, perché nel linguaggio cambiato si dovrebbe parlare di un prossimo venturo Zx-18 (il giorno) Gahs#shaG (il mese) 1283734 (l’anno). Per farci perdere anche la cognizione del tempo, hanno provato anche questa, così ogni giorno diventa un giorno fine a se stesso, non di 24 ore ma di durata stabilta altrove, in base alle necessità del Sistema, di cosa c’è da produrre, se c’é da riposare e quando, se il giorno artificialmente regolato debba durare tot ore o no. La notte qua non esiste più oppure è una bolla artificiosa creata ad hoc, sottosuolo, per chi voglia andare a dormire o divertirsi. Ma se devi lavorare, 36, 40, 57 ore di fila, dovutamente drogato o dopato o chissà cos’altro, allora stai al “piano terra”, con luci artificiali sempre accese sotto una cupola ad hoc che riflette ininterrottamente la luce solare, cosa che ha comportato lo scioglimento delle calotte polari.

L’unica cosa rimasta immutata nei cuori positronici è stato lo scandire del tempo da parte di orologi atomici. Ma appunto per questo, attraverso questo “virus”, o meglio, possiamo chiamarlo anticorpo umano, che le cose cambieranno.

Scusatemi, non potevo fare altrimenti.

Se l’avete capito, sono un ribelle, un disertore, e la squadra di tecnici prima menzionata sono dei traditori del Sistema come me. Ma è necessario: il sacrificio di pochi per la libertà di tutti.

Un giorno, capirete.

***

Pubblicato da Lucio Campiani

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