Per aspera ad astra, in dieci passaggi – V

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Star wars revisited

Prologo

Due caccia terrestri si alzarono in volo dall’imponente apparato militare del Governatore della Terra, scortati da due elicotteri veloci da ricognizione. Contemporaneamente, i telefoni squillarono negli uffici del Primo Cittadino Terrestre, mentre un messaggio per rete telefonica raggiungeva il suo computer.

Il Governatore, tale Ian Dovichij, lo lesse e rilesse più volte.Doveva essere sicuro di aver visto sullo schermo proprio quelle parole. Il Governatore si sedette su una poltrona di pelle nera: era fatta…Per il momento, potevano stare tranquilli.

Ma fino a quando?

Quanti anni erano occorsi ai più importanti scienziati terrestri per capire che vivevano in mezzo a teorie adatte oramai ai libri fantascientifici! Il volo nell’iperspazio, più veloci della luce, le astronavi da guerra gigantesche, le armi leggere ad impulsi atomici, le Galassie colonizzate, e molte altre cose si potevano dire frutto di fervide illusioni ma soprattutto di una speranza del fuggire, del viaggiare, dello scoprire luoghi veramente nuovi, invece di visitare un mondo completamente conosciuto in ogni suo minimo dettaglio. Purtroppo era una cruda realtà: le astronavi erano quelle, il Sistema Solare erano quei nove pianeti e le migliaia di asteroidi intorno al Sole, le risorse (poche ma buone) dovevano essere utilizzate al meglio.

Finalmente, però, dopo anni di Governo fatto di una falsa dottrina e da tre dittatori del mondo, ed altrettanto tempo trascorso sotto l’instabilità di coloro che da quella battaglia per la democrazia ed il potere popolare, nonché il pluripartitismo, erano usciti vittoriosi, la Terra viveva un periodo di pace e cooperazione internazionale. In questa clima di distensione si era sviluppata ai limiti del possibile l’industria aerospaziale ed ad intervalli regolari sonde e satelliti scandagliavano tutti i pianeti più vicini per cercarne di abitabili, o di adattabili alle condizioni umane: dopo Marte e la Luna, si erano aggiunti Io, Ganimede, Plutone, Mercurio.

Euforia, allegria, voglia di fuggire dai confini: per giorni i “terrestri” festeggiarono sperando di trasferirsi casa e vicinato su Marte o sul satellite che vedevano quasi tutte le notti, ma non avevano fatto i conti con l’altra faccia della medaglia.

Il tempo.

Gli studiosi avevano avvertito, avevano cercato di non creare illusioni ed avevano spiegato più e più volte che generazioni avrebbero atteso invano le città marziane, lunari o Ionico-Ganimediane e ne sarebbero passate altre prima di poter dire che l’espansione era terminata.

E questo…migliaia di anni prima ai fatti che si svolgevano in quell’istante.

Ma gli uomini non avevano demorso. Per anni, lentamente, giorno dopo giorno, avevano colonizzato, sbagliato, raggiunto importanti obiettivi ed imparato – talvolta – dagli errori: ed ora Pianeti come Marte e satelliti come la Luna erano abitati quasi quanto la terra, che contava circa 4 miliardi di abitanti.Era sempre un importante traguardo raggiunto, che gli avi non avrebbero comunque mai potuto immaginare realtà.

Il Governatore di cui ho parlato sopra, Ian Dovichij, assumeva anche il titolo di Presidente della Confederazione Stellare del Sistema Solare e Primo Cittadino del Pianeta Azzurro.La Terra era infatti il pianeta dalla quale dipendevano tutti gli altri. Un titolo borioso per una Confederazione inutile e tutto ciò era facilmente riscontrabile nei fatti pessimi di quei periodi.

Il rischio era la guerra.

Ma se doveva esserlo a tutti i costi…

***

1

Ora era più calmo.Un altro falso allarme, come al solito, negli ultimi tempi; ma, tutto sommato era meglio così e lui lo sapeva bene. Ma certo che lo sapeva bene, erano quegli inetti del Consiglio Terrestre che non lo ascoltavano! Stupidi! Buoni a nulla! Per anni aveva ripetuto che i pianeti esterni, assetati di potere avrebbero potuto costituire un rischio e che era giusto aiutarli e stipulare trattati di amicizia, ma le sue proposte erano sempre state bloccate. Ed ora, quei vecchi incartapecoriti delle loro sedie ammuffite, ammettevano non pubblicamente che avrebbero dovuto ascoltarlo. Bella soddisfazione. Ma certo! Credevano che a lui interessasse l’orgoglio personale di avere avuto il colpo di genio. Inetti due volte!

Non poteva dimenticare gli avvenimenti dell’ultimo anno, ma non poteva sapere che le decisioni che avrebbe preso da quel momento in poi sarebbero state di importanza vitale per la patria.

Era un freddo gennaio del 10215, – aveva ancora le giunture bloccate a ricordarlo – quando Ian varcò la soglia del monumentale palazzo della Confederazione del Sistema Solare, in  sede Callisto, completamente solo e nemmeno avvisato: purtroppo il motivo era serio; negli ultimi tempi, infatti, numerosi abitanti di Marte avevano protestato contro la Terra per le troppe tasse che gravavano su di loro, e mentre i Consiglieri Terrestri giocavano a fare gli imbarazzati, il Governatorato Marziano non esprimeva commenti di alcun genere. La stampa estera o mondiale che dir si voglia, non aveva dato troppa rilevanza alla questione che in breve tempo era stata dimenticata da tutti, tranne da lui. Temeva problemi ben più gravi di semplici manifestazioni che la Terra nei secoli passati aveva dovuto subire anche sui propri continenti. Ora, i accingeva a varcare l’imponente entrata completamente solo, non scortato, conscio dell’assenza totale di rischi su quel planetoide disabitato. Per evitare equivoci aveva chiesto un appuntamento in gran segreto ad un rappresentante o ad un ambasciatore del pianeta rosso, conscio del fatto che Mark R. Jenrosh (in teoria suo ambasciatore su Marte, in pratica una sorta di Governatore a quasi pieni poteri) era intoccabile ed inavvicinabile, pure dalla più importante carica mai conosciuta.

L’ambasciatore lo stava aspettando. Probabilmente, se avesse tardato, non avrebbe manifestato preoccupazioni per la sua assenza; lo intuiva. Sicuramente avrebbe avuto fretta di concludere quello sgradevole discorso, per cui, per evitare di perdere altro tempo chiese informazioni ad un soldato di controllo nei corridoi.

Il poveretto, che all’inizio non lo aveva neppure degnato di uno sguardo, non appena lo ebbe riconosciuto non solo si atteggiò in un goffo saluto militare ma indicò con mano tremante la stanza in questione, protetta da alcune guardie armate di mitraglietta leggera.

“Pochi controlli.” Pensò con una leggera punta di disgusto, ma in cuor suo sapeva bene che altre decine di poliziotti in borghese controllavano tutta la zona.

Ma ora non era di certo questo il problema: era entrato, e lentamente si stava dirigendo verso il tavolo del “marziano”, che lo stava fissando incuriosito.

Agli occhi di Ian l’ambasciatore appariva piccolo, magrolino e con le scapole che gli spuntavano dalla pelle.Teneva una lunga barba grigia ed incolta che dava l’impressione, insieme a quei piccoli occhiali da vista, di essere insieme ad un grande e saggio personaggio. Aveva i capelli bianchi, tinti apposta  come la moda di anni ed anni prima, occhi neri inquisitori ed un naso sproporzionato; se avesse potuto analizzare i suoi sentimenti dalla totale inespressione del suo viso avrebbe trovato una gigantesca noia, nonché una voglia di dire in faccia al Governatore della Terra ciò che pensava di lui e della Federazione del Sistema Solare. Non accadde niente di tutto ciò, e con un falso sorriso l’ambasciatore si alzò in piedi e strinse la mano al terrestre.

Ai suoi occhi, Ian appariva come una persona fisicamente inadatta alla carica che rappresentava.Cosa sembrava? Un personaggio di tutti i giorni, in borghese, poco conosciuto dalla folla. Una spia, magari.Di quelle di altri tempi; sì, “L’Uomo della Folla” vero e proprio, il perfetto sconosciuto a cui non dai attenzione, ma invece…lui…lui, quel perfetto sconosciuto a meno che non girasse scortato o nella splendida automobile, aveva nelle sue mani un grande potere. L’ambasciatore non poteva certo sapere quanto privatamente fosse  stressante dover combattere contro un consiglio Terrestre, limitativo in tutto e per tutto.

Entrambi simularono compiacimento.Entrambi mostrarono in ordine cronologico file perfette di denti bianchi e regolari. Entrambi sprecarono la prima mezz’ora circa in convenevoli, parlando (sì, d’altronde erano uomini!) del tempo atmosferico, di cronaca spicciola, magari molto, molto regionale, finchè, schiarendosi la voce con un sorso di vino preso da un tavolo accanto, l’Ambasciatore decise di giungere al sodo.Aveva una voce leggermente rauca.

«Allora…Presidente Dovichij, credo che sia veramente giusto parlare di ciò che noi, o almeno lei, si è preposto. Ecco, vorrei evitare la narrazione di fatti che entrambi conosciamo. Immagino che il discorso “Rapporto della popolazione straniera con la Terra” le stia particolarmente a cuore, vero?»

«Non sbaglia affatto. Comunque vorrei ricordarle alcuni precedenti: allora…vediamo…- Aveva tratto fuori da una borsa proveniente da chissà dove alcuni fogli stropicciati. –Ah…ecco qua: 10 gennaio di due anni fa, la popolazione marziana brucia alcune bandiere straniere; 15 settembre dello stesso, durante una Riunione della Federazione del Sistema la rappresentanza marziana abbandona la seduta; 20 novembre dell’anno scorso, ancora manifestazioni anti – terrestri senza che il Governo faccia alcunché; ma devo andare avanti? Ha sentito parlare delle manifestazioni contro di noi,  ma so che non avete espresso commenti al proposito, vero?»

Erano freddi, distanti, pareva che un baratro fosse interposto tra le sedie di sintetico rosso.

«Beh…posso dirle che noi abbiamo fatto il possibile per evitarle e bloccarle, ma cosa vuole, la gente ha una sua idea. E purtroppo è fin troppo chiaro che dopo millenni di dittature, qualsiasi azione antilibertà di parola apparirebbe molto poco democratica.»

«Storie…»

Si versò nel bicchiere del vino ed anch’egli si schiarì la voce con uno schiocco secco.

«Mi scusi…Stavo dicendo che sono storie.Sono storie quelle mi state dicendo; potete forse negare che lasciar bruciare la bandiera terrestre sia simbolo di democrazia? Se sì, allora nessun problema! Avanti…!Corriamo nelle piazze! Bruciamo il Parlamento e la Sede del Consiglio! E guai a chi osi antidemocraticamente di bloccarci! E’ questo che volete dire, Ambasciatore?»

L’altro non era minimamente mutato nella sua espressione

inespressiva. Immobile.

Il terrestre non si era accorto che aveva alzato la voce ed alcuni soldati lo stavano guardando. D’altronde nessuno gli avrebbe detto nulla.

«No, assolutamente.Ciò che voglio spiegare è che non possiamo costringere la popolazione a non protestare.Possiamo sconsigliare, bloccare leggermente, evitare atti vandalici, ma altre azioni sarebbero viste come atto antidemocratico.Mi sono spiegato, Presidente? Purtroppo la nostra situazione politica…» Si guardò intorno poi si avvicinò cautamente e sussurrò:

«La nostra situazione politica…e glielo dico palesemente, è troppo instabile.Siamo in crisi.Ci dovete dare una mano.»

«Come? Cosa intendete? Io, io…»

-Non si preoccupi.Confido nel suo aiuto. Attenda, ma sappia che noi non siamo nelle migliori condizioni.Siamo bloccati anche nella politica.-

Certo, erano andati avanti discorrendo per varie decine di minuti, ma quegli sprazzi di colloquio se li ricordava bene, adesso.

Era uscito turbato dalla sede di Callisto e in non troppi giorni era di nuovo a casa. Casa, dolce casa. Pianeta, dolce pianeta. Sulla Terra, lontano almeno mentalmente da qualsiasi problema. Per un altro breve periodo i giornali avevano riportato notizie (in quinta pagina, di solito) di sporadiche manifestazioni anti terrestri nelle principali città marziane. Il Consiglio non aveva espresso riguardi per cui lui non solo aveva mantenuto il silenzio all’ ultima riunione, svoltasi in una oziosa quiete, ma aveva  anche evitato di richiamare all’ordine l’Ambasciatore, conscio della situazione a lui descritta. Ed era già giugno.

Poi, come follia improvvisa…ecco…ecco la notizia, a reti unificate, per giunta, senza commenti di giornalisti, ma annunciata addirittura dal Mark R. Jenrosh, quel Mark che non aveva mai visto.

Tenuta militare, capelli neri e perfettamente pettinati, occhi calmi ed astuti, mente pronta e sicuramente una preparazione stratego – politica da fare invidia a qualsiasi Ambasciatore di massimo rispetto. Teneva in mano alcuni fogli bianchi in ottimo stato, e, come annunciato dai titoli in sovrimpressione, trasmetteva dal suo ufficio su Douvlebayr, capitale di Marte. Aveva una voce baritonale, ma calma.

-Cittadini del Sistema Solare, – esordì da perfetto oratore – vi starete chiedendo chi sono io e cosa rappresento, ma soprattutto cosa ci faccio qui, perché ho interrotto tutti questi spiacevoli programmi con questa mia orribile faccia. Ebbene, io sono Mark Reuel Jenrosh, Governatore di Marte e rappresentante quindi del mio popolo. Pochi o nessuno di voi mi conoscerà, a parte alcuni parlamentari dei vostri pianeti. Ho interrotto queste vostre squallide comunicazioni per annunciarvi per tempo che io non sono d’accordo con la politica schiavista terrestre e sono pronto a combatterla! L’avrete dimenticato ma per mesi la mia popolazione ha protestato, senza ottenere nulla. L’ambasciatore ha ottenuto un colloquio privato con il Governatore Terrestre senza ottenere nulla. Quindi sono pronto contro la Terra se necessario, sono pronto a combatterla – sottolineò combatterla con molta enfasi. –Invito anzi tutti voi ad unirvi con me, sicuri nella vittoria.Vi ricorderete senz’altro però della muta indifferenza dei vostri giornali ed ancor più dei vostri politici burattini. Ora tutto ciò si è concretizzato in lotta aperta: i nostri ambasciatori sono partiti da tutti i pianeti o satelliti stranieri almeno un mese fa; i marziani residenti su altri pianeti per lavoro sono ritornati tutti entro oggi; sempre oggi, proprio alcuni minuti fa, abbiamo inviato agli Ambasciatori stranieri contro di noi l’ordine di fare le valigie e partire entro questa sera. Io, il satellite Io, si è unito a me dandomi pieno appoggio morale e militare, sempre che quest’ultimo sia necessario. Non vi starò a ripetere che qualsiasi rappresentate ionico che lo volesse è stato ripreso in patria.

Forse molti di voi avranno spento la tivù, altri staranno pensando che sono pazzo.Mi immagino che qualcuno stia gridando in preda al panico: “Moriremo tutti!”.No, niente di tutto questo.

Vi ho interrotto solo per avvertirvi, e per lanciare un ultimatum al Presidente Terrestre, Ian Dovichij, ed a chiunque si rifiuti di appoggiarci per timore di sue reazioni.

Le condizioni sono le seguenti: o ritirate le vostre scarne truppe di bandiera e ci dichiarate in breve tempo stato indipendente della confederazione del Sistema Solare, insieme alla Terra, ed a chiunque altro lo voglia, oppure…sarà guerra.

Guerra!-

Ian Dovichij, in quel preciso istante, da quando aveva acceso la tivù, corse verso i telefoni per dichiarare lo stato di emergenza più grave (Codice 1).Ma l’altro continuò, dalle 180 reti terrestri unificate.

-Non servirà niente chiamare soldati ed astronavi, dichiarandoci guerra.Siamo pronti a stipulare trattati momentanei di amicizia.Siamo pronti a darvi una settimana di tempo per decidere.-

Una settimana!

-Una settimana soltanto. E decidete con saggezza.Le nostri astronavi si sono schierate contro Callisto, pronte ad un intervento concreto. Per ora tutta l’area è circoscritta e nessuno può entrare e tanto meno uscire.-

Gli Ambasciatori, i politici al suo interno? Questo era sequestro!

-Per ora stiamo considerando i presenti su Callisto semplici ospiti ma in base alle vostre decisioni potrebbero diventare in fretta prigionieri di guerra. Non stiamo scherzando, noi “Marziani”. E se volete la guerra, che guerra sia.Siamo pronti a combattere duramente.Abbiamo moltissime armi atomiche e abbiamo preparato tutto ciò in molti anni.Decidete.-

Che guerra sia?

Ian era rimasto scosso.Ma soprattutto, incerto sul da farsi.

Per tre giorni non fece commenti pubblici, poi annunciò una riunione del Consiglio.Dovevano votare su come agire: Amici o (Guerrafondai? Feriti nell’onore? Nemici? Volenterosi nel ristabilire la loro falsa supremazia?) Difensori dell’ Ordine?

Le votazioni si sarebbero svolte nel seguente modo: votavano 300 persone più lui, 301. Lui valeva 10 voti. Ma aveva minore libertà di difendere le proprie idee. Altri forse lo avrebbero fatto al suo posto. Questa era democrazia…

Ed era passato appunto un anno esatto, un anno fino a quando quei due caccia militari di Terra, scortati da due elicotteri, erano partiti per l’ennesimo, falso, allarme.

2

La sala del Consiglio era piena. Pochi, per lo più vecchi, si ricordavano di quante volte erano stati presenti tutti i Consiglieri Presidente incluso.

Non si poteva negare che la Sala fosse magnifica: ampie colonne, tre “navate”, seggi per 310 persone, decine e decine di guardie armate all’esterno e cancellieri eleganti all’interno.Nelle zone sovrastanti le sedute dei Consiglieri erano presenti le aree del pubblico, che erano state però chiuse poiché l’argomento era agli occhi di tutti estremamente importante.

Alle pareti della Sala erano appese stampe molto antiche, raffiguranti i vari Continenti, le fotografie dei vari pianeti dalla Terra (quella di Marte era stata coperta con un drappo azzurrognolo), mappe della capitale con numerose fotografie: Copenaghen.

Ah! Copenaghen, che città splendida e calma.Era tale e quale a quella di un tempo ed aveva mantenuto quei caratteri nordici, pacati e di tranquillità, requisito fondamentale per una capitale di così grande importanza.

Sotto queste stampe erano presenti busti bronzei dei passati Presidenti, un numero abbastanza elevato, ma molti i più, i restanti erano conservati nella zona della Biblioteca Centrale.

Ian Dovichij in quel momento stava spiando la sala dal retroscena. Aveva preferito attender che tutti prendessero posto per poter vedere l’immagine di uomini a lui favorevoli ed a lui contrari contriti nelle loro espressioni di circostanza. Cosa ci avrebbero rimesso dalla guerra?O dalla pace? Non erano i soliti, piccoli, miseri plebei, per Dio! Erano ricchi, potenti, avrebbero sempre mantenuto una sorta di potere in queste guerre moderne, mentre dall’altra parte moriva e soffriva il popolino! Ma invece ci tenevano ad esprimere le proprie opinioni e cercando di spiegare la loro volontà alla difesa del popolo.

Uomini e donne stavano prendendo, senza troppo silenzio, posto. Alla destra del Governatore della Terra, il Presidente, si stava anche sedendo Klaus Von Jrimm.

Alla sua sinistra, contemporaneamente, prendevano posto Lycia Niva e Loren Sapuire. Davanti a lui avrebbero preso posto i Consiglieri più moderati, i soliti astenuti ed indecisi. Li conosceva, di fama, quasi tutti.

Fu pochi minuti dopo che entrò nella Sala, accolto da sporadici applausi provenienti dai membri del Suo Partito.

Ora sarebbe giunto il momento dell’introduzione ufficiale del problema, e solo molto in seguito si sarebbe passati alle votazioni ufficiali.Prima delle votazioni, però, chiunque avesse voluto sostenere le sue opinioni avrebbe potuto farlo, in un arco di tempo non superiore ai cinque minuti.Ma lui no.Aveva dieci voti che lo rappresentavano, e non poteva quindi avere la libertà totale di parola: purtroppo non poteva biasimare questo metodo… “Giuro solennemente di impegnarmi ad accettare le leggi della Terra, conscio della mia limitazione di azione…” si ricordava bene le parole del suo giuramento ufficiale; aveva accettato ed ora ne pagava le conseguenze, ma ora sarebbe stato necessario per lui avere pieni poteri.Lui sapeva quale era la migliore soluzione, e sperava vivamente che molti altri fossero della sua idea.Mai come allora la guerra era inutile e controproducente.

Finalmente cominciò a parlare il Cancelliere Ufficiale, in abito borghese.Chi si intratteneva per discorrere con lui, aveva la sfortuna di scoprire la sua arroganza ed i suoi modi spiccioli, giungendo alla conclusione che erano soldi buttati quelli del suo di lui stipendi.

-Inizia la seduta numero 1 di questo anno, mese gennaio del 10216.La seduta verrà registrata; introduce ora il problema il  Consigliere J. L.  Mierena.-

Si alzò dunque in piedi tale Mierena. Non lo conosceva, o meglio non la conosceva…era una donna, non male, ma pur sempre un Consigliere degli Astenuti.

-Grazie Cancelliere.Signor Governatore…Signori Consiglieri…non penso sia necessario perdere tempo con fatti che tutti conoscono; Mark R. Jenrosh ci ha dichiarato guerra, a meno che noi non li accettiamo nel Sistema Solare come Pianeta Indipendente a tutti gli effetti. Ha inoltre messo in stato d’assedio Callisto, sede della Confederazione del Sistema Solare, minacciando di distruggerlo con le astronavi ad armi atomiche. Abbiamo già ordinato, per mezzo del Governatore, la partenza di truppe dirette verso la Fascia degli Asteroidi, e come ben avrete letto nel documento che qui vedete…- mostrò a tutti due fogli puntati completamente scritti –è stato avviato un codice 1, di massima allerta, con ogni motivazione specificata per definirlo tale.Il problema però è il seguente.Cosa fare?

E’ tutto. Grazie.-

Grazie? Come Grazie? Era pazza…no era astenuta. Moderata. Indecisa. Stupida. Aveva sprecato del tempo per spiegare appunto ciò che tutti sapevano.

-Grazie Signor Consigliere…grazie soprattutto per la sua velocità e chiarezza.Prego il Governatore di fare un breve commento se necessario, dopodiché passeremmo ad interventi dei consiglieri e quindi alle votazioni.-

Ian Dovichij  toccò lievemente il microfono, che subito si accese.

-In base alla legge 12 \ # \ 301 mi avvalgo di non parlare e non esprimere alcuna opinione al riguardo.-

-Perfetto.Ne avete piena facoltà, per cui…do la parola a Klaus Von Jrimm, sostenente della guerra.-

Un rumore di sedia che si spostava ed il lieve fischio del microfono appena acceso segnalarono che il rappresentante alla destra del Governatore era pronto.

-Cancelliere…Colleghi…Governatore…Buongiorno. Sarò breve, ma chiaro. Avete sentito i deliri di quel pazzo, quel pazzo marziano.Vuole entrare nel Sistema alias Pianeta indipendente? Mai! Mai e poi mai.Abbiamo sempre offerto aiuti, sempre rifiutati. Ed ora? Ci dichiara guerra? Distruggiamolo! Siamo forti di milioni di soldati e migliaia di armamenti, un satellite come avamposto militare, la Luna; Mercurio e tantissimi altri pianeti potenze militari. Annientiamoli e facciamo loro vedere chi comanda. Quindi appoggiate la guerra, colleghi. E tutti, anche voi, Governatore. Mi rivolgo in particolare a voi, Presidente, per appoggiarci tutti in questo momento. Dimentichiamo i  partiti.-

Si accese il microfono dell’interpellato. –Compromesso storico, intende, consigliere?-

-Esatto. Dobbiamo essere uniti in questo momento: i Martiani hanno osato assediare Callisto, simbolo indiscusso della Libertà e della Democrazia. Proteggiamo la Sicurezza! Guerra è la giusta soluzione.…- sistemò i fogli che teneva in mano, mentre nell’aula si levava un modesto brusio –e mi sembrerebbe molto impossibile osare dire che la guerra non serve. Che bisogna cercare altre soluzioni pacifiche. Sarebbe veramente l’impossibile. Grazie…-

Una vergogna.Un guerrafondaio indiscutibile. L’avrei mandato io a far la guerra, pensava il Governatore osservando con sguardo cattivo quel giovanotto così coraggioso ed impertinente: qualcuno doveva rispondergli per le rime.

Purtroppo, però, per minuti che parvero ore, nessuno si fece avanti; Ian aveva la fronte imperlata di freddo sudore.

Improvvisamente si alzò in  piedi Lycia Niva, 36 anni, che per il Governatore era una conoscenza solo di vista, pur essendo del suo partito e – sperava – sostenitrice delle sue idee.

Il Cancelliere la vide e la introdusse agli altri Consiglieri.

-Diamo allora facoltà di risposta a Lycia Niva, portavoce dei contrari alla guerra.-

-Grazie Cancelliere. Consiglieri, quello che sto per dirvi è molto importante e richiede quindi la massima attenzione: ascoltando le parole del mio collega di poco prima pare che la guerra sia assolutamente l’unica soluzione, ma quello che Von Jrimm non ha sottolineato è prima di tutto che una guerra contro altri pianeti non era mai accaduta a memoria umana. Mai! Non solo gli unici interventi militari con mezzi astronautici sono stati rarissimi e per lo più riguardanti il nostro pianeta, ma noi siamo anche inoltre a sconoscenza di informazioni riguardanti l’apparato militare nemico, come lo definireste voi.

Ma gradirei farvi riflettere su un fatto: cosa ci hanno fatto i Marziani in definitiva? Hanno solo chiesto di stipulare trattati di amicizia con noi, nonché di entrare insieme a chiunque altro lo voglia (tutti gli altri, in definitiva) nella Confederazione del Sistema Solare con il nostro stesso, potere e di presiedere con dei Parlamentari al Parlamento Interplanetario. Io non vedo i problemi. Francamente non vedo proprio perché noi dovremmo entrare in guerra contro chi ci ha chiesto di diventare suo alleato. Ma vorrei sottolineare un errore commesso dal mio collega: voi…voi credete veramente che Mercurio, ed i Satelliti Gioviali o Saturnali ci appoggeranno invece di difendere una loro possibile, maggiore libertà? No di certo, perché…-

Il Cancelliere aveva cominciato a gridare verso i Consiglieri.

-Consigliere Luftname! Lasci parlare la sua collega! La lasci finire!-

-Consigliere Jrimm! Cosa sono quelle prese di posizione? Ritorni a sedere immediatamente!-

-Consigliere Jrimm! Cosa sono quei gesti minacciosi verso di me? Ritorni a sedere!-

-Consigliere Hieroly Chao-Li! La smetta di gridare verso i colleghi del partito avversario. Consiglieri! Ritornate a posto, vi prego! Consigliere Luena Diane! Ritorni immediatamente verso il suo posto; se esce non potrà rientrare per votare!-

Intanto, il microfono di Ian Dovichij si era acceso, e molti dei Consiglieri, vedendo lampeggiare il Led stavano cominciando a ritornare ai propri posti.

-Cancelliere, in base alla legge 15 / # / 337, che dà alcuni privilegi ai Presidenti, chiedo di sospendere la seduta per problemi di ordine, rimandandola a data successiva di 3 giorni-

-Signor Governatore…penso che voi ne abbiate facoltà…tuttavia i disordini si stanno affievolendo…-

-Allora chiedo di rimandare il voto a 3 giorni per motivi legati a sviluppi improvvisi della situazione, come dice la legge numero 127 / # / 1029.-

-Bene…ne avete diritto.Allora dichiaro la seduta di oggi sospesa e rimandata a fra tre giorni esatti, alla stessa ora. Potranno intervenire altri parlamentari e potrà finire il suo discorso anche il Consigliere Niva. Si procederà poi al voto.-

Non ne poteva più di quel dibattito parlamentare. Fortuna era intervenuto il Presidente per bloccarlo. Beh, avrebbe terminato il suo discorso fra tre giorni; avrebbe avuto tutto il tempo per migliorarlo. Si alzò quando quasi tutti erano usciti e si diresse verso dove sciamava lentamente il brusio dei membri dei due partiti che avevano idee sempre opposte. La loro fortuna era che il Presidente era dalla loro parte, dieci voti in più, mica male. La loro sfortuna era che il numero degli astenuti poteva orientarsi verso il partito avversario e ribaltare una decisione quasi certa.

Mentre stava per uscire dall’enorme edificio per giungere al parcheggio degli elicotteri a reazione che dava proprio sul freddo Mare del Nord, si sentì toccare leggermente sulla spalla.

Si girò e…vide il Presidente.

Non aveva mai avuto occasione di vederlo così da vicino, ed in quel momento provò un fremito di eccitazione che normalmente si prova a fianco di persone importanti o famose. Si strinsero la mano mentre lei cercava di concentrarsi e di riprendere il peno controllo di sé dopo il breve stupore iniziale.

-Signorina Nive, sono incantato di conoscerla.- esordì il Presidente.  -Gradirei parlarle in privato, per discutere dei dettagli relativi a questa spinosa quanto sottovalutata questione. Mi lasci dire che essa è più complessa di quanto sembra. Le posso solo preannunciare, prima di parlare in privato, e soprattutto…- si guardò intorno -lontano da orecchie indiscrete, che essa non è solo la volontà di un pianeta, dei pianeti di essere rispettati come la Terra. C’è ben altro. Le basta come prologo di tutto, per incuriosirla?-

Lei annuì. Interessante, molto interessante. Aveva un discorso da mettere a punto, da migliorare. L’interruzione del Presidente, quel giorno era venuta a proposito. Avrebbero probabilmente spinto tutti gli Astenuti dalla loro parte. La guerra forse poteva venire evitata, per fortuna di tutti.

Quando arrivarono alla periferia di Parigi, in meno di trenta secondi di viaggio, Lycia Nive si stupì dello squallore che l’avviluppava contrastando col centro magnifico che ricordava. In effetti, non era mai andata lì, seguendo scrupolosa i consigli affissi dalla Senna alla Torre di vetro ed acciaio che si chiamava, per un buffo legame col passato, Torre Eiffel, una torre di ferro e bulloni (bulloni! ferro! Ma sì, signori, dicevano le guide, è vero. Erano ferro e bulloni, anche se è impossibile da credere.).

Il palazzo era freddo nella sua architettura e nella sua sterile apparenza. Entrando, sembrava di accedere ad una grotta, umida e poco accogliente al tempo stesso. Il freddo si fece palpabile.

«Ora possiamo parlare chiaramente della situazione del Sistema Solare. Non le farà piacere ciò che ho da dire, e quello che so. Ma è necessario farlo, per il bene di tutti. Per la sopravvivenza della Terra.»

***

Pubblicato da Lucio Campiani

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