Cuori infranti in trentasei piccoli pezzi – 16

“L’uomo è la misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono, di quelle che non sono in quanto non sono.”

(Platone, ‘Teeteto’)

L’odore di tutto quello che non è successo.

…E’ come il sapore di tutto quello che sarebbe potuto essere e non è stato. Lontano, un po’ più avanti sulla strada, una tenue luce aranciastra delinea confini di case alberi cose persone. Lampioni si ergono alti, sull’asfalto scabro, come invincibili guardiani di certi territori del domani (o dell’altro ieri) di cui solo i folli – ed i più giovani – conoscono l’esistenza. Sulla destra, ma non troppo in là, qualcuno osserva un paesaggio straniante; speculare a lui, il nulla, semmai una cacofonia di silenzi, respiri, sospiri.

E’ notte inoltrata, l’ora è parecchio tarda, ma non è mai troppo tardi per morire. O per uccidere. Un rapace sembra avergli letto nel pensiero, da un piccolo anfratto proviene un acuto e rapido grido di vita che si spezza. Un turbinio di ali, poi più nulla.

Il nulla gli piaceva, da piccolo. Per lui voleva dire molto, gli permetteva di riempirlo come desiderava, senza confini né spazi, senza appuntamenti né addii. Poi iniziarono ad arrivare facce attente e guardinghe, chinarsi pazienti su quel nulla che non voleva fosse riempito, e furono prima mormorii, quindi voci, infine ordini severi. Non va bene, sai – gli dicevano. Guardati attorno e capirai che il nulla non va bene – lo ammonivano. No, no, no. Rispondeva lui. E va bene, fai come vuoi, ma non potrà andare sempre così.

Se gli si grattasse la scorza della pelle sarebbe come scarabocchiare con una moneta quei soliti gratta e vinci, dove sotto la patina dorata è tutta una farsa, una mera illusione, un premio di consolazione. E lui lo sa, eccome se lo sa, tuttavia non gli interessa, non gli importa; scuota lieve la testa e dice no, no, no. E quei camicioni larghi – lo si nota dalle spalline che sporgono goffe nel loro candore, due alucce di angeli caduti per terra – fanno finta di non sentire, guardano fissi chissà dove, forse loro pensieri oscuri forse la cena che sarà in tavola poco più tardi, ma loro quel no no no lo comprendono appena, come parole ripetute in una litania noiosa, ma non ne avvertono il significato ed ancor meno le ragioni. E’ una lotta impari, la sua, la loro. Tutte le parti in causa lo sanno, ma per un po’ vanno avanti le morbide reprimende, le inamovibili opposizioni.

Il fatto è che lui, quel territorio del domani, lo conosce bene: è abitato dal nulla, dal non ancora. Sarà pilota pompiere presidente. Diverrà meccanico calciatore fornaio. Pioverà, sarà nuvolo, batterà un sole abbacinante. Piangerà, riderà, guarderà il cielo. Incontrerà persone, starà a casa, parlerà al suo gatto (oppure cane, o criceto, o pesciolino rosso o tartaruga di mare terra chissà). Gli piace fantasticare su quelle cose, domandarsi dove come quando sarà, chiedersi perché percome, porsi questioni e darsi risposte, prospettarsi alternative e proporsi innumerevoli soluzioni. Per dio, se gli piace tutto questo!

Per dio, se solo tutto questo fosse vero. Forse se…sì, volendo…giusto un tentativo…bisogna…cosa bisogna fare? Magari stringere le dita e pronunciare qualche parolina, a bassa voce…o gridarla appieno e chissà, forse…Ma perché perdersi in tante seghe mentali?

Chiude gli occhi. Il mondo della fantasia gli è più congeniale.

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Pubblicato da Lucio Campiani

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