Cuori infranti in trentasei piccoli pezzi – 15

Photo credit: balloning.co.uk

“In stercore invenitur aurum nostrum”

– Nello sterco troviamo il nostro oro

(Massima alchemica)

Il più lontano possibile

Urlavano tutti quanti, il bambino tentò di coprirsi le orecchie meglio che poteva, le sue piccole manine erano come cartapesta, in confronto al caos che regnava imperante lì, là, dappertutto, ovunque. Se avesse avuto il dono della parola – ma era ancora infante, o almeno giù di lì – avrebbe chiesto per favore di farla finita, di smetterla (di piantarla, cacchio!) di tirarsi addosso tutta quella trafila di parole, una violenza dura, cruda, normale forse per gli adulti, incomprensibile sicuramente per chi adulto ancora non era.

Il fuoco tempra il metallo, il filo della spada è dato dal continuo strisciarvi contro una dura pietra: la violenza sembra essere una costante nella pratica della vita, quasi come se il vivere stesso fosse una guerra da combattere (contro chi? In nome di che cosa?) pena la sconfitta, il crollo, la disfatta. Certo, è così che il mondo è sempre avanzato. Di lotta e dominio, di sopraffazione e dolore. I deboli e i forti, i vincitori e i vinti. Però, ad un bambino, questi concetti paiono alieni: anzi, distanti da lui così com’è egli stesso, un alieno che è giunto per caso sulla Terra, così tutto ciò che gli ruota attorno potrà ben essere per lui estraneo, assurdo, privo di ragion d’essere.

Continuavano ad urlare. Il bambino piccolo non capiva, non poteva e non voleva farlo (né avrebbe dovuto, ad onor del vero). Fece allora l’unica cosa sensata che tutti gli animali tendono a fare, quando sono impossibilitati alla lotta: darsi alla fuga. E così fu, gattonò fuori, lungo strade illuminate, colori sgargianti, persone vocianti ed indaffarate che non avevano tempo da badare a lui, ed anzi, così piccolo com’era, neppure lo notavano nel bailamme umano che scivolava unanime lungo le vie di campagna, o di città, o del pianeta Marte. Era tutto bello, per il bambino.

Ad oggi, quegli adulti sciocchi stanno ancora urlandosi addosso, senza accorgersi che il bambino ha gattonato lontano, lontano.

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Pubblicato da Lucio Campiani

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