Per aspera ad astra, in dieci passaggi – I

Photo credit: Incredibox

Come farfalla nella crisalide

Il suo fiato aveva appannato l’oblò.

Da quella finestra, gli avevano detto, si sarebbe potuto vedere il Sole, un piccolo puntino sempre più piccolo ed indistinto nello spazio, sempre più anonimo e…inospitale. La Terra, manco a parlarne. Era scomparsa dallo sguardo di tutti molti e molti anni prima, quando lui non era ancora nato. E se lui non c’era nato nemmeno, sulla Terra, lo stesso si poteva dire per i suoi genitori e nonni: insomma, oramai non si sapeva nemmeno più cosa fosse. Beh, sì, le milioni di fotografie che aveva visto gli avevano fatto un’idea, così i filmati in 2 e 3D, i triosuoni, e i racconti che si erano tramandati i più vecchi di generazione in generazione. La Terra se la raffigurava come una bella pietra preziosa, azzurrina e verdastra, una sorta di smeraldo o lapislazzuli, così almeno gli sembrava di ricordare fossero chiamate dai suoi antenati. Sì, belle storielle…adesso quel gioiello era come caduto nel fango, avvolto da nubi tossiche di combustione continua di idrocarburi per secoli, e dell’utilizzo indiscriminato di radiazioni nocive…millenni, e forse la vita sarebbe sorta proprio da quella miscuglia inospitale. Intanto, però, i terrestri se ne erano dovuti andare. All’inizio era stata proficua la colonizzazione dei pianeti e satelliti abitabili, anche se…c’erano stati dei problemi. I pionieri che avevano conquistato la Luna, ad esempio, ben si guardavano dall’accogliere altri abitanti. La corsa all’oro non aveva epoca, la storia si ripeteva infinite volte, sempre diversa nei dettagli, sempre uguale nell’architettura. Per non dire di Marte. Ma le condizioni di vita non erano delle migliori, nemmeno lì. Sempre meglio investire nell’esplorazione spaziale, ci sarebbero pur stati un domani novelli Colombo che scoprivano l’America credendo di essere arrivati in Asia. E forse era stato così anche per i primi esploratori spaziali dell’Asimov I: circumnavigare il Sistema Solare e mentre magari credevano di essere tornati sulla Terra, erano giunti nel fantomatico Pianeta IX. Ma quelle erano storie degne di una fantascienza da bar, frivolezze. Certo, quelli che erano partiti più non erano tornati, ed un giorno, le comunicazioni radio si erano interrotte. Un ben triste silenzio aveva pervaso le stanze deputate alle comunicazioni con la navicella, quel fruscio di sottofondo a schermare qualsiasi presunzione di speranza. Silenzio, come nelle tombe: i più, rimasti a Terra (o sulla Luna, o su Marte) si immaginavano la Asimov I alla deriva come una gigantesca bara, o come il Titanic dove, ignari di tutto, i più si davano alla pazza gioia ed un’orchestrina continuava a suonare…Cose da far venire i brividi, anche per chi viveva nel XXVI secolo o dopo ancora. Dopo l’Asimov I, si era tentato con la Hawkings II, rivista nei dettagli di sicurezza, dotata di scorta, di ripetitori semoventi che la seguivano come file di macchine nelle code della notte. Ma non era stato abbastanza, perché dopo diecini anni di continui bipbip e comunicazioni prive di dettagli scabrosi, di punto in bianco la navicella (navicella…era un sistema di navicelle collegate tra loro da tunnel spaziali larghi come campi da calcio) era scomparsa dai radar, nessuna comunicazione era più giunta ed i ripetitori si erano persi nella notte come animali ciechi che non sanno più dove andare.

Così era nato il Progetto Nephia.

Lui si trovava sulla Nephia 1, piuttosto antiquata e malandata rispetto alle altre seguite, ma di certo molto più avanti sulla rotta comune di caccia al nuovo mondo che era stata intrapresa. Da qualche parte, in un altro settore della galassia, si trovava un’area abitabile che permetteva di dar vita ad una nuova civiltà. Tutto sarebbe ricominciato da capo. Tutti avevano le stesse opportunità di riuscita – o fallimento. Non contavano le somme di denaro in banca, contava l’intraprendenza di ciascuno, ed il grado di coraggio nel fare qualcosa di mai immaginato prima (o da molti anni a questa parte): rischiare.

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Pubblicato da Lucio Campiani

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